In piazza per Lorenzo. Gli studenti: “Questa alternanza uccide, Bianchi non ci ascolta”

Alle 9 parte la manifestazione nazionle ad Udine, città di Lorenzo Parelli. A Roma il ritrovo è a piazza dell’Esquilino alle 16:30. Manifestazioni in tutta Italia contro l’alternanza scuola-lavoro.

Domani sono previsti presidi e cortei in tutta Italia, da Milano fino a Palermo, per ricordare Lorenzo Parelli lo studente di Udine morto a 18 anni mentre stava facendo uno stage in un’azienda metalmecanica. Il maggior concentramento di studenti sarà, però, proprio ad Udine dove la manifestazione partirà dalle ore 9:00 in Piazza Primo Maggio. “Non è scuola, non è lavoro” è lo slogan scelto dagli studenti che tornano a manifestare contro la norma introdotta dalla riforma della “Buona Scuola” renziana del 2015.

La vicenda di Lorenzo

Lorenzo Parelli è morto schiacciato da un macchinario durante l’ultimo giorno di stage gratuito nello stabilimento metalmeccanico Burimec nella provincia udinese. Tecnicamente non era in alternanza scuola-lavoro, il cosidetto pcto, ma in percorso cosidetto duale, cioè in un eventuale possibilità di essere inserito attraverso un apprendistato al termine del percorso scolastico. Entrambe le modalità prevedono non meno di 400 ore di pratica lavorativa in luoghi come aziende o associazioni, in alternanza, appunto, alle ore di studio a scuola. Le aziende che vi aderiscono hanno diritto ad agevolazioni fiscali e a incentivi economici. 

La tragedia di Lorenzo è uno spartiacque, nessuno era mai morto in alternanza fino ad ora, ma casi di gravi incidenti hanno da sempre caratterizzato il percorso, in un Paese dove secondo l‘Inail ci sono stati oltre mille morti sul lavoro nel 2021. Dalla parte degli studenti il 4 febbraio 2020 a Cuneo un diciassettenne è finito in terapia intensiva dopo essere stato travolto da una cancellata in ferro, nell’azienda in cui svolgeva il suo stage. Poteva sfiorarsi la tragedia anche a La Spezia, quando il 7 ottobre del 2017 uno studente è rimasto schiacciato dal muletto che stava guidando senza patente.

Rete degli studenti medi: “Bisogna ripensare l’intero sistema. Bianchi non ci sta ascoltando”

“Benché domani ci saranno varie iniziative in tutta Italia, sia nelle scuole che nelle piazze, quella di Udine sarà un punto di riferimento nazionale perché la manifestazione parte da un presupposto gravissimo: è la prima volta che un ragazzo perde la vita durante un programma scolastico di stage gratuito”. Così Tommaso Biancuzzi, coordinatore nazionale della Rete degli studenti medi. “Non sarà soltanto un evento di cordoglio ma una presa di coscienza politica – afferma lo studente -. Dobbiamo ricordarci cosa significa esporre gli studenti all’esterno della scuola, e in particolare al mondo del lavoro italiano con tutte le sue contraddizioni. Sopratutto in un Paese in cui si hanno quattro morti al giorno sul posto di lavoro“.

Secondo gli studenti vi è la necessità di dover riazzerare tutto l’impianto: “Se il contatto con il mondo del lavoro può essere anche positivo, questa alternanza per com’è stata impostata non lo è. Le relazioni tra il mondo della scuola e quello del lavoro necessitano di un’ampia riflessione su cos’è l’uno e cos’è l’altro, sopratutto quando è privo di garanzie e sicurezza tanto da costare la vita ad un ragazzo di 18 anni”. Gli studenti, poi, puntano il dito con il ministro Bianchi, reo di “essersi dimostrasto un ministro aperto a voler ascolare la nostra voce. Dopo le mobilitazioni di questo autunno, occupazioni a livello nazionale, abbiamo incontrato solo una volta questo ministro per illustrarci il Pnrr, mentre sui tavoli pormessi su supporto psicologico, alternanza, esame di Stato: ad oggi non abbiamo visto nulla“.

Un’alternanza che va ridiscussa all’interno di una più ampia riflessione sulla formazione del modello scolastico in Italia magari “partendo dal rapporto tra scuola e territorio”. Mentre riguardo ai pcto: “Intervenire solo su di essi non basta. I responsabili nelle scuole non devono essere i docenti con altri incarichi, sobbarcati dal lavoro, ma tutor qualificati che lavorano solo sui progetti da presentare agli studenti e che li seguono nel percorso. Poi maggiore formazione sia sulla sicurezza, sia sulle garanzie sul posto di lavoro – tra cui appunto non dover perdere la propria vita – attraverso forme di contratti agli studenti e non di lavoro gratuito”.

Coordinamento La Lupa di Roma: “Questa alternanza va abolita. Facciamo meno scuola negli anni in cui dovremmo studiare di più”.

“La morte di Lorenzo è stata un po’ una miccia ma la bomba che si è accesa era già lì – afferma Fulvio Pellini del coordinamento La Lupa e rappresentante del liceo Righi di Roma -. Benchè quella che stava facendo lui non fosse una vera e propria alternanza i problemi con i pcto ci sono sempre stati. La piazza di domani è sia il ricordo di Lorenzo per la tragedia che ha convolto la sua famiglia e i suoi amici, a cui va tutta la nostra solidarietà, sia una ripresa di una lotta che alcuni studenti e studentesse avevano già intrapreso nel 2015 contro la “Buona Scuola” di Renzi”.

Gli studenti romani si ritroveranno nel pomeriggio a piazza dell’Esquilino. Fulvio, studente della Roma bene, è consapevole della differenza dell’alternanza fatta in un liceo scientifico come il suo, dove non si fanno percorsi “pesanti” in fabbrica rispetto quelli di un istituto tecnico. “Sappiamo che un avvicinamento per chi fa scuole tecniche è importe ma almeno dovrebbero esserci dei contratti veri e propri che diano una maggiore sicurezza agli studenti e che evitino la svalutazione del lavoratore stipendiato all’interno dell’azienda”. E porta un esempio concreto in famiglia su cosa non dovrebbe essere secondo lui alternanza: “Alla classe di mia sorella quattro anni fa proposero un percorso con l’Eni, gli studenti sarebbero dovuti andare a Gela per studiare le piattaforme di estrazione del gas. L’azienda avrebbe dovuto spiegare come il gas sia una fonte rinnovabile e come le trivelle usate nel processo di estrazione non danneggiano l’ambiente – racconta -. Entrambe cose che sappiamo essere false, in modo diverso, ma comunque false. Un’azienda a contatto con gli adulti del futuro può inculcare delle verità che sono solo di comodo e la scuola dovrebbe fare tutt’altro”.

“Oggi l’alternanza scuola-lavoro è spesso solo uno stress per noi ragazzi, che ci toglie ore di studio curriculare della scuola che ci dovrebbe formare come cittadini coscienti di se stessi e di quello che accade intorno a noi”, cotinua Fulvo. “Passare i pomeriggi a fare alternanza porta via lo studio degli anni più difficili perché si inizia dal terzo anno dove c’è il programma serio di matematica, di fisica, di filosofia, di storia e letteratura. Cose fondamentali. Non si può uscire dal liceo non sapendo Dante perché devi seguire per forza un progetto di scuola-lavoro“. Anche per lo studente romano l’alternanza va abolita: “Basterebbe una firma del ministro Bianchi. Dopo di ciò si può riflettere dando la giusta importanza al mondo scolastico nella sua interezza sul fatto se qualche forma di avvicinamento del lavoro, in base a casi diversi, possa servire o meno”.

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