Università, Pif: “Lasciai perchè pagavo tasse per servizi che non c’erano”

La iena Pif

Intervista alla Iena PIF.

Perché hai scelto di non frequentare l’Università?

Perché siccome andavo male a scuola ho vissuto l’esame di maturità come il giorno della liberazione. Poi in verità nei mesi successivi ho deciso comunque di iscrivermi alla facoltà di architettura, ma l’Università di Palermo pretendeva che pagassi una tassa sul riscaldamento per frequentare aule nelle quali il riscaldamento non c’era. Maturai allora la certezza che non volevo affidare la mia vita nelle mani di un’organizzazione incapace. Non nascondo però che se fossi nato in un altro paese, anche in Inghilterra dove poi sono andato a stare, avrei deciso di laurearmi.

Se questo è quello che pensi dell’Università italiana, ci dici invece cosa pensi dei rettori, peraltro al centro della nostra inchiesta mensile?

L’Università rispecchia perfettamente la società italiana. Caste, clientelismi, attaccamenti alle poltrone, scarso senso del dovere civico ed istituzionale sono fenomeni che purtroppo accadono nelle Università prima che altrove. Dunque non mi meraviglio se nei luoghi del potentato ci sia  una particolare ostinazione a rinunciare ad incarichi di prestigio. Il problema vero è che in questo caso tali atteggiamenti pregiudicano il futuro di quella fascia della popolazione che ha tra i 20 ed i 35 anni, che l’intero sistema Paese ignora de tutto.

Bamboccioni prima, sfigati poi…ci dai un tuo aggettivo per definire i giovani italiani?

“Sfortunati”. Quelli della nostra generazione sono nati in un Paese che si definisce “moderno” ma che ha aspetti da terzo mondo. Non esiste in Europa e nel resto dell’occidente un paese come l’Italia che non dota i giovani degli strumenti necessari per rendersi indipendenti dalle famiglie prima della laurea o prima di trovare un’occupazione stabile. E sappiamo bene quali sono i tempo necessari prima che un trentenne in Italia raggiunga  tale traguardo.

Esiste una differenza secondo te tra i giovani del nord e quelli del sud?

Biologicamente no. Però è vero che i giovani del Sud crescono più in fretta, vivono situazioni e realtà completamente diverse da quelle che possono vivere i loro coetanei al nord. Gli uni non sono nè più stupidi nè più intelligenti degli altri, ma hanno una diversa visione della vita e questo li spinge a fare scelte diverse

Alla luce di questa differenza allora, in un’espressione: cosa pensi dei giovani del sud?

Hanno la sfortuna di non poter godere di  tutta una serie di privilegi ma proprio per questo hanno invece la fortuna di potersi misurare con realtà diverse arricchendosi le accrescendo il proprio patrimonio di conoscenze

Un’espressione invece per i giovani del nord?

Hanno la fortuna di vivere in contesti meno disagiati ma proprio per questo hanno la sfortuna di non allargare la propria visione del mondo ad altre realtà dalle quali comunque si può trarre giovamento ed arricchimento

Cosa consiglieresti a quei trentenni che una volta laureati non trovano  lavoro?

Guarda, la mia esperienza credo sia emblematica. Subito dopo gli studi avevo la possibilità di fare l’assicuratore. Ma io avevo un sogno che era quello di lavorare nel modo dei video, della televisione. Ho sempre detto che preferivo essere disoccupato piuttosto che un agente assicuratore. Senza nulla togliere alla rispettabilissima categoria…credo che l’accanimento e la perseveranza, mi abbiano premiato. Quindi a tutti consiglio di non rinunciare ai propri sogni e di impegnarsi nel perseguimento del loro obiettivo. Prima o poi un’occasione viene data a tutti.

100 parlamentari indagati, imputati o addirittura già condannati. Cosa possiamo fare per mandarli via?

L’arma ci sarebbe ed è quella del voto. Il problema è che oggi tutti potremmo informarci sui candidati e scoprire chi ha una fedina penale illibata e chi invece non ce l’ha. E’  un problema di mentalità. Bisogna  cominciare a credere che non è vero che nulla può cambiare. Se si vuole, le cose possono cambiare, eccome.

Come Iena ti sei spesso presentato alle feste della Lega Nord. Credi di essere stato l’unico siciliano a parteciparvi?

No, temo che ci fossero molti altri siciliani come me..

In Italia esiste una cartina geocriminale oppure i fenomeni di criminalità organizzata sono diffusi indistintamente ovunque?

L’origine dei mali sono note a tutti e fin quando la mafia rimaneva un problema siciliano, la camorra campano, la ‘ndrangheta calabrese, allora il resto dell’Italia si sentiva quasi sollevata e lontana anni luce da fenomeni tutti meridionali. Oggi invece è chiaro che si sono rotti confini ed equilibri, ma pur essendo palese, c’è ancora chi si ostina a far finta di nulla. E’ questo il vero fenomeno contro cui combattere adesso. Informare, conoscere per sconfiggere.

“La Mafia uccide solo d’estate”, il tuo primo film da regista, cosa hai voluto  raccontare?

Ho voluto raccontare attraverso la mia prospettiva una Palermo assediata e prigioniera del fenomeno mafioso, ma l’ho fatto nell’unico modo in cui potevo:  con sarcasmo e leggerezza. Non per sminuire una delle peggiori stagioni storico-politiche del Paese, ma solo per isolare un concetto fondamentale: la Palermo d’allora non è la Palermo di oggi. Tante cose sono cambiate. I mafiosi di cui parlo sono tutti in carcere o defunti. La mia città è una città che ha preso coscienza di quel fenomeno e lo contrasta in tutti i modi che può, a partire dalle battaglie di coscienza e etica. Vorrei che i telespettatori lasciassero la sala cinematografica domandosi : “come abbiamo potuto vivere così?”. Credo che se avrò prodotto questa domanda io avrò ottenuto successo come regista, il pubblico invece come protagonista di quella svolta che in Italia c’è già stata una volta, e che ora il paese attende di nuovo  per uscire dal pantano nel quale  scandali, corruzione e criminalità minacciano di farlo precipitare.

Monica D’Ambrosio

GUARDA IL VIDEO CON I SALUTI DI PIF

 

 

 

 

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