Un robot in grado di provare emozioni? Ora esiste. E’ una donna e si chiama Face

Dopo circa due anni di lavoro, Face, il robot che si emoziona, sarà ufficialmente presentato sabato prossimo a Genova, nell’ambito del Festival della scienza, nella storica Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale

Esattamente come faceva Super Vicky, la simpatica robot con le sembianze di una bambina di 10 anni nel celebre telefilm degli anni ’80, i ricercatori, hanno creato un robot che si emoziona e che sa interagire in modo empatico con gli esseri umani usando la comunicazione non verbale.

Stiamo parlando di Face, Facial Automaton for Conveying Emotions,un automa dalle sembianze femminili capace di riprodurre emozioni nelle espressioni facciali. Face, realizzato da un team di ricercatori del Centro di Ricerca ‘E. Piaggio‘ dell’Università di Pisa, guidati da Danilo de Rossi, hanno lavorato in collaborazione con la Hanson Robotics, di Dallas, Usa, e lo presenteranno ufficialmente sabato prossimo a Genova, nell’ambito del Festival della scienza, nella storica Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale.

La complessa struttura del volto del robot, comprende più di 32 motori posti tra l’epidermide e la struttura ossea, che funzionano in modo analogo ai nostri muscoli facciali, tanto da controllare ogni minimo movimento del viso e generare una enorme quantità di espressioni anche molto complesse, a partire dai sei stati emotivi di base: rabbia, disgusto, paura, felicità, tristezza e sorpresa.

Data la natura artificiale del sistema, la comunicazione risulta nettamente semplificata e ridotta rispetto a quella umana, pertanto, per queste sue caratteristiche è stato usato dai ricercatori con i bambini autistici. Il soggetto affetto da autismo, secondo i ricercatori, può concentrarsi su un numero limitato e facilmente riproducibile di espressioni emotive. Daniele Mazzei, ricercatore al Centro ‘E.Piaggio, ne spiega così le motivazioni: “L’interazione sociale del robot è resa possibile da microtelecamere poste nei suoi occhi e microfoni nelle orecchie, che le permettono di orientare lo sguardo verso l’interlocutore umano, analizzarne le espressioni facciali e la gestualità e inferire il suo stato emotivo. Le informazioni acquisite servono al robot per riprodurre l’espressione dello stato emotivo adeguato alla situazione”.

Ancora non esiste un trattamento pedagogico, psicologico efficace all’autismo, ma quest’innovazione potrebbe essere un valido aiuto.

Giovanna Padalino

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