Un concorso “smart” tra pc e titoli: ecco come il Ministero vuole risolvere il rebus delle cattedre vuote

Dovrebbe svolgersi in estate e con criteri nuovi il nuovo concorso per reclutare i docenti per il prossimo anno scolastico. Obiettivo è coprire i 110mila posti vuoti.

Un concorso tutto nuovo, magari in estate e più “easy”, e la “pesca” dalle graduatorie ad esaurimento. Sono questi i due strumenti che il Governo vuole mettere in campo per far fronte all’emergenza delle cattedre vuote in vista del prossimo anno scolastico.

Secondo una prima stima, ad oggi, sarebbero più di 110 mila quelle che rischiano di essere scoperte al suono della prima campanella previsto per settembre 2021. Come fare dunque ad evitare che molte classi, da nord a sud, restino senza insegnanti?

In questi giorni il Governo è al lavoro su un maxi-piano di assunzioni messo a punto dopo una serie di incontri tra i tecnici di palazzo Chigi e dell’Economia. Il metodo che si vuole mettere in campo sembra essere piuttosto articolata e per niente semplice. Con le procedure ordinarie, vale a dire attingendo dalle graduatorie a esaurimento (le cosiddette “Gae”) e da quelle di merito dei vecchi concorsi, si punta ad assumere almeno 20mila docenti. Altri 26-28mila ingressi dovrebbero riguardare i vincitori del concorso straordinario (riservato a precari con almeno 36 mesi di servizio), che il ministero dell’Istruzione conta di completare in estate.

Le novità però riguarderebbero soprattutto le modalità con cui far svolgere i concorsi ordinari che assegnerebbero altre cattedre ma forse non tutte quelle necessarie per coprire il buco da 110mila posti. Il PNRR nella parte dedicata alla riforma del reclutamento si dice chiaramente che i concorsi a cattedra verranno semplificati. L’idea è quella di effettuare – come anticipato da il Sole 24 Ore – una prima scrematura sulla base di titoli culturali, servizio svolto e prova al computer e formando una graduatoria di vincitori a cui assegnare i posti scoperti. L’anno di insegnamento sarebbe quindi una sorta di “praticantato” finito il quale si dovrebbe svolgere un test finale per la conferma in servizio sullo stesso posto assegnato, con l’obbligo di restarci tre anni. Una novità che però non dovrebbe partire prima del 2022.

Total
2
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Mattarella loda l'impegno dell'università di Brescia durante la pandemia: "Importante che didattica non si sia fermata"

Next Article

Caccia agli psicologi con 20 milioni, c'è da combattere il disagio giovanile post virus

Related Posts