Sport e studio, Campriani: “Vi racconto come ce l’ho fatta”

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Lui, Niccolò Campriani, la sua partita l’ha vinta. Alle Olimpiadi di Londra l’atleta italiano ha conquistato un oro e un argento, sbaragliando la concorrenza. Ora, in un’intervista a La Repubblica, racconta il caso tutto italiano dello sport e dello studio.

Sì perché l’atleta delle Fiamme Gialle è stato costretto a lasciare il paese, pur di avere la possibilità di portare avanti i suoi studi in ingegneria paralleli all’allenamento sportivo. “Non voglio fare la parte di chi da fuori dice che va tutto male. Il problema è italiano ma c’è anche nel resto dell’Europa. Il sistema americano, ad esempio, permette a tutti gli atleti di fare al meglio la propria attività e di laurearsi. Ed escluse alcune grandi star del basket o del football, chi pratica gli altri sport studia davvero: bisogna mantenere una certa media voto per poter continuare a gareggiare a livello agonistico. È un modello vincente: se proprio vogliamo parlare di medagliere, nel 2008 a Pechino la sola Università di Stanford ha vinto più medaglie di tutta la squadra italiana”.

Cipriani è schietto nello sport come nella vita. “A Firenze ho fatto due anni di ingegneria e c’erano dei professori che dopo che avevo superato un esame scritto, se scoprivano che dovevo partire per disputare una coppa del mondo proprio nei giorni dell’orale, dicevano “ci vediamo alla prossima sessione“. Come se si trattasse di una vacanza. E perdevo quattro mesi di tempo. Lo stesso problema mi si è presentato allo Scientifico”.

Il discorso tocca, infine, anche argomenti di cultura sportiva tutti italiana. “Il sistema italiano mette il ragazzo davanti a un bivio stupido: o lo sport o la scuola. In Italia forse confondiamo la cultura sportiva con quella calcistica”.

 

Parole da esperto. Non a caso Cipriani, oltre ad essere un campione nella carabina, è considerato uno dei 15 più promettenti “ingegneri dello sport” al mondo.

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