Ritratto della scuola internazionale: una palestra per diventare cittadini del mondo

Non è solo una questione di lingue: gli istituti internazionali utilizzano metodi di insegnamento molto diversi da quelli tipici della scuola italiana, figli soprattutto della cultura anglosassone.

Non è solo una questione di lingue: gli istituti internazionali utilizzano metodi di insegnamento molto diversi da quelli tipici della scuola italiana, figli soprattutto della cultura anglosassone. La Andersen International School di Milano accompagna in questo percorso immersivo i bambini dai 14 mesi.

Novembre, tempo di Open Day. L’offerta formativa negli ultimi decenni si è sempre più ampliata sia per la diversificazione degli indirizzi – soprattutto per le scuole secondarie di secondo grado – sia per la presenza sempre più spinta di scuole internazionali.

Ma quali sono le differenze rispetto a una scuola bilingue? La risposta è il metodo di insegnamento: sì, perché frequentare un istituto internazionale significa non solo studiare le lingue in modo potenziato, ma apprendere un metodo formativo completo, diverso rispetto a quello applicato nelle scuole, pubbliche e private, italiane.

Ecco i tratti distintivi di una scuola internazionale, che possono aiutare i genitori nella scelta, sintetizzati da Bianca Parravicini, direttrice della Andersen International School di Milano che offre un percorso didattico dalla Pre-School alla High School.

Parola d’ordine multiculturalità

Gli insegnanti madrelingua sono uno dei pilastri su cui si basa l’insegnamento nelle scuole internazionali. L’italiano c’è ma viene utilizzato per lo stretto indispensabile, pari circa al 30% del monte ore della Middle e alla High School paritarie della Andersen. Gli insegnanti non trasmettono nozioni su una lingua, ma una cultura intera e un approccio allo studio molto interattivo: le lezioni non sono frontali, ma molto interattive e spesso viene richiesto ai ragazzi di fare presentazioni, utilizzando software appositi, abituandoli fin da piccoli a parlare in pubblico.

Generalmente gli istituti internazionali vengono scelti da famiglia di nazionalità diverse e questo aiuta i ragazzi a sentirsi cittadini del mondo: “In un contesto del genere ci si sente parte di una società globale, si sviluppa un pensiero critico, senza comunque dimenticare le proprie origini e le proprie tradizioni” afferma Bianca Parravicini.

Un metodo di apprendimento interdisciplinare

Anche il modo di studiare le materie è diverso rispetto a quello tradizionale italiano: il caso emblematico è quello della storia che, nei programmi italiani, segue un andamento cronologico sulla linea del tempo, invece nei Paesi anglosassoni si ragiona per topic, favorendo lo sviluppo della capacità di fare collegamenti interdisciplinari. Discorso completamente a sé anche per la grammatica inglese: dimenticate le regole da studiare a memoria, i 42 suoni della lingua inglese sono presentati ai bambini con un procedimento multisensoriale giocoso, il Jolly Phonics. Tutto è finalizzato a pensare in inglese e non a tradurre dall’italiano all’inglese, grazie a un metodo “immersivo”.

Attenzione anche per l’evoluzione tecnologica

Per formare i ragazzi a stare al passo con i tempi, che corrono sempre più veloci, largo all’uso di tecnologie informatiche che, nell’anno in corso, sono state salvifiche, come ricorda la preside della Andersen: “Durante il primo lockdown, che ha colto tutti impreparati, devo dire che i nostri ragazzi sono stati avvantaggiati nel passaggio alla didattica a distanza perché avevano già familiarità con tool di condivisione, strumenti di interazione e con l’utilizzo della email anche nelle classi più piccole“.

A scuola spazio anche alle attività extracurricolari

Tipica del metodo educativo anglosassone è anche partecipazione ad attività curriculari ed extracurriculari, che consentono la socializzazione anche al di fuori della classe. Attività come teatro, calcio, musica o arte promosse dalla scuola favoriscono quello scambio reso possibile dalla eterogeneità delle culture degli studenti.

L’esempio della Andersen International School di Milano

Tra le scuole internazionali della città italiana cosmopolita per antonomasia, Milano, c’è anche la Andersen International School, nata dal sogno di una tenace imprenditrice, Bianca Parravicini. “Nel 2000 avevo deciso di iscrivere mia figlia minore Francesca a una scuola internazionale perchè ero convinta che l’inglese fosse fondamentale per il suo futuro professionale e volevo darle la possibilità di “immergersi” nella lingua e nella cultura britannica in modo continuativo. Poco dopo averla iscritta a una delle più prestigiose scuole internazionali di Milano, ho capito che non era quello che avevo in mente per mia figlia e, non essendoci alternative in città anche a fronte di una domanda che in quegli anni cresceva esponenzialmente, ho deciso di fondare la mia scuola internazionale”.

Oggi la Andersen conta oltre 500 studenti di 40 nazionalità diverse, suddivisi in 36 classi. La scuola, seguendo programmi britannici (British National Curriculum) ha dedicato tre classi a quella che nel Regno Unito viene chiamata “Pre School” per bambini dai 14 mesi ai 4 anni, con insegnanti madrelingua inglesi e con attività svolte al 100% in lingua inglese.

La Primary School inizia a 5 anni e dura sei anni. Al programma britannico viene affiancato un 20% di programma ministeriale italiano, per permettere agli studenti il riconoscimento della parità con la scuola italiana in qualsiasi momento del percorso scolastico. Middle School e High School sono già riconosciute come paritarie: il liceo, ad indirizzo scientifico al quale da quest’anno si è aggiunto anche l’indirizzo linguistico con insegnanti madrelingua spagnoli e francesi, rispetto alle scuole britanniche dura cinque anni e termina con la maturità italiana.

Siamo l’unica scuola di Milano ad avere il riconoscimento sia dal Sistema Nazionale Britannico che dal Sistema Nazionale Italiano (MIUR). Questo significa che al termine della Middle School e della High School gli studenti potranno iscriversi in qualsiasi realtà universitaria italiana e non solo, che ormai sempre più spesso propongono corsi interamente in inglese. Il nostro obiettivo è preparare i ragazzi al mondo di domani, con un approccio alla didattica molto concreto che li faccia uscire dai confini nazionali e che sviluppi in loro una capacità di vedere le cose da diversi punti di vista”.

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