Passioni, hobbies e interessi arricchiscono i curricula

passioni e hobbies nei curricula

Passioni e hobbies nei curricula Gli studenti migliori non si riconoscono più dalle notti passate sui libri. Sta emergendo una nuova categoria di “fuoriclasse”, quelli che vengono contesi dalle università straniere (e non) di maggior prestigio: sono gli studenti e le studentesse che mostrano di avere passioni ed interessi, all’infuori dello studio fine a se stesso.

Diversi sono gli esempi di  studenti da 100 e lode diplomatisi nelle università italiane che condividono questo punto di vista. Si chiamano Giulia Realmonte, Chiara Vallini, Alessandro Massazza. Hanno tutti in comune grandi aspirazioni, che cominciano con il desiderio di studiare nei più prestigiosi atenei come la Columbia o Cambridge University.

Fanno volontariato, sono scout, si impegnano in politica tramite organizzazioni studentesche o collettivi del liceo, praticano sport di squadra – tutte attività in qualche modo “etiche”. I giovani dimostrano così di avere curiosità ed attitudini di vario genere, familiarità con esperienze pratiche nonché di avere sviluppato capacità relazionali e sociali. Tutti elementi di rilievo nei curricula, che, tuttavia, non vengono presi in considerazione dagli studenti se non durante la formazione universitaria (e nemmeno sempre).

L’accento sulle attività extracurriculari è una prerogativa delle università anglosassoni. In Italia, come in altri paesi dell’Europa, la valutazione, come ricordail Rettore del Politecnico di Milano, Giovanni Azzone, “è quantitaviva, si basa sulla preparazione e sulla capacità logica” . Aggiunge poi: “la formazione complessiva dei nostri studenti avviene durante il percorso universitario”.

Tuttavia, dati i risultati positivi degli “studenti pieni di interesse” agli esami di maturità e la affluenza sempre maggiore di studenti italiani all’estero, mostra una parziale, seppur embrionale, inversione di tendenza.

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