Lettera al Presidente

Presidente, siamo le studentesse e gli studenti della Sapienza in mobilitazione da due anni in difesa dell’Università e della Formazione Pubblica. In questi ultimi mesi sono stati occupati quasi tutti gli atenei, abbiamo occupato i monumenti, ci siamo riuniti nelle assemblee, siamo saliti sui tetti, abbiamo invaso le strade e bloccato le città, tutto per far sentire la nostra voce al paese e bloccare la riforma.

Presidente,
siamo le studentesse e gli studenti della Sapienza in mobilitazione da due anni in difesa dell’Università e della Formazione Pubblica. In questi ultimi mesi sono stati occupati quasi tutti gli atenei, abbiamo occupato i monumenti, ci siamo riuniti nelle assemblee, siamo saliti sui tetti, abbiamo invaso le strade e bloccato le città, tutto per far sentire la nostra voce al paese e bloccare la riforma.
Nella giornata di oggi assistiamo al passaggio finale dell’attacco al mondo dell’istruzione pubblica da parte di questo governo, inserito in 20 anni di politiche di privatizzazione che tentano di smantellare il diritto allo studio. Abbiamo dimostrato al paese come le istituzioni “democratiche” siano sorde alle richieste e alle istanze che provengono dai conflitti e dalle lotte sociali che nei territori si stanno producendo.
Gli studenti e i lavoratori, L’Aquila e Terzigno, le popolazioni immigrate e tanti altri, il 14 Dicembre esprimendo la loro degna rabbia contro un governo che, mentre faceva mercimonio di voti in parlamento veniva sfiduciato dalla piazza in rivolta, hanno ricevuto l’unica risposta che sa dare questa classe dirigente: repressione.
Il governo si è reso manifesto solo nell’esercitare la tutela di pochi a scapito della società civile, di cui noi studenti e studentesse costituiamo particolare espressione, rappresentando la futura generazione precaria che subisce e subirà le scelte sconsiderate che si stanno perseguendo a danno dell’intera popolazione.
Siamo andati a protestare davanti al Senato e alla Camera, abbiamo assediato il governo nel giorno della sua “sfiducia”, senza cercare lo scontro ma il confronto, cercando di farci sentire da chi si è barricato all’interno della zona rossa, limitando il nostro diritto al dissenso.
Non siamo stati ascoltati nemmeno questa volta. Si è reso così ancora più evidente il fallimento dell’attuale sistema di rappresentanza, completamente estraneo ai bisogni e ai problemi reali della società.
In un contesto di crisi sistemica del capitalismo a livello globale, le classi politiche non sono state in grado di fornire alcuna risposta ad un malessere sociale ormai generalizzato, se non piani di austerità che portano solo a tagli indiscriminati ai diritti e alle tutele sociali, per salvare banche e
speculatori finanziari.
In questo senso le politiche europee di gestione della crisi stanno fallendo. E’ questa la vera violenza che le classi dirigenti stanno dispiegando, dalla Grecia alla Francia, dalla Spagna alla Gran Bretagna mentre l’Europa insorge tra rivolte e scioperi generali.
Ci rivolgiamo a Lei, Presidente della Repubblica Italiana, in quanto garante della Costituzione di questo Paese, ponendo alla Sua attenzione la responsabilità politica del governo nella scelta di smantellare definitivamente i principi democratici sanciti dalla nostra carta costituzionale.
Se porrà la Sua firma al disegno di legge Gelmini Lei sancirà la cancellazione del Diritto allo Studio, uno dei diritti fondamentali della Costituzione intesa come patto fondante della nostra società, che garantisce equità e democrazia.
Noi non siamo disposti a renderci complici del processo di restaurazione di uno stato autoritario, corrotto e autoreferenziale, che garantisce diritti e privilegi a pochi potenti a danno del resto della società.
Si renda anche lei indisponibile a questo disegno eversivo: non firmi, sarà così in piazza anche Lei al nostro fianco!
Studenti e studentesse in mobilitazione della Sapienza

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