Giovani italiani divisi tra Neet e piccoli imprenditori: in entrambi i campi abbiamo il record europeo

Rilevazione di Confartigianato sulla situazione lavorativa dei giovani nel nostro Paese. Ci sono 123.321 imprese artigiane con a capo un under 35 ma il rovescio della medaglia è rappresentato dal 23% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studia e non lavora. In Campania e in Calabria sono 1 su 3. “Le aziende fanno fatica a trovare lavoratori con competenze digitali e green”.

I giovani italiani? Divisi tra chi vuole essere autonomo e realizzare il sogno di diventare imprenditore e chi, invece, di lavorare e studiare non ne vuole proprio sapere. È quanto emerge da una rilevazione di Confartigianato presentata oggi a Roma nel corso della convention dei giovani imprenditori della confederazione di artigiani e piccole imprese “2022. Tocca a noi”.

Se, infatti, la voglia di fare impresa dei giovani italiani ci fa guadagnare il record positivo di Paese europeo con il maggior numero di imprenditori e lavoratori autonomi under 35 (ben 694mila e sono 123.321 le imprese artigiane con a capo un under 35) il rovescio della medaglia è rappresentato dai dati sui Neet. La distanza dei ragazzi italiani dal mondo del lavoro colloca il nostro Paese al primo posto in Europa per la maggiore percentuale di Neet, pari al 23,1%, sul totale dei giovani tra 15 e 29 anni. La media Ue si attesta, invece, al 13,1%.

A livello regionale, la percentuale più alta di Neet si riscontra in Sicilia con il 36,3% sul totale dei giovani tra 15 e 29 anni. Seguono la Campania (34,1%), la Calabria (33,5%), la Puglia (30,6%) e il Molise (27,7%). All’altro capo della classifica la Provincia autonoma di Bolzano (13,3%), il Veneto (13,9%), l‘Emilia-Romagna (15,1%). Confartigianato punta anche il dito contro l’integrazione tra scuola e lavoro: “Siamo al ventiduesimo posto in Europa per la quota di occupati under 30 impegnati in percorsi formativi, con appena il 5,2% dei giovani di questa fascia di età, mentre in Europa si arriva ad una media del 15,2% e in Germania addirittura si sale al 24,4%. Contemporaneamente cresce il fenomeno della fuga all’estero dei nostri giovani; tra il 2016 e il 2020, tra i giovani italiani under 40 laureati, gli espatri superano i ritorni in Italia di 65 mila unità”.

Tutto questo ha, ovviamente, ripercussioni sul mercato del lavoro. Le aziende hanno difficoltà a trovare 295mila under 30 con competenze digitali e 341mila under 30 con competenze green. Più in generale si fa fatica a trovare il 52% della necessaria manodopera qualificata. “Vogliamo un’Italia a misura di giovani e di piccola impresa – commenta il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – con riforme che liberino energie e talenti, accrescano le competenze, migliorino l’efficienza dei servizi pubblici, eliminino ostacoli e oneri fiscali e burocratici. Solo investendo sulle nuove generazioni e sulla loro formazione possiamo garantire futuro al made in Italy”.

“Il nostro rapporto – dice Davide Peli, presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato – mette in luce l’urgenza di cambiare passo nelle politiche giovanili. Il futuro è già oggi. Quindi servono interventi immediati per ridurre il gap tra scuola, sistema della formazione e mondo del lavoro, investimenti per favorire il passaggio generazionale nelle imprese, sostegni per i giovani che si mettono in proprio soprattutto sul fronte dell’innovazione, della ricerca e dell’internazionalizzazione”.

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