In Italia ci sono 3 milioni di Neet, la ministra Dadone: “Serve uno sportello di orientamento in ogni Comune”

Sono in lieve calo ma non hanno ancora raggiunto i livelli pre pandemia: nel nostro Paese sono 3 milioni i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. La ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone vuole mettere in campo una struttura in ogni amministrazione comunale per cercare di intercettarli: “Non possiamo permetterci di sprecare risorse umane”.

Sono in calo ma ancora tanti, sicuramente troppi: sono i Neet, i giovani compresi nella fascia di età che va dai 15 ai 29 anni, che non studiano e non lavorano. In Italia sono oltre 3 milioni e rappresentano il 23,1% del totale, in lieve calo rispetto al numero complessivo del 2020 ma che non hanno ancora raggiunto i livelli pre pandemia (nel 2019 erano il 22,1). A dirlo è la nona edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) stilato dell’Istat.  

Ancora alta, sebbene in calo, la quota di giovani tra 18 e 24 anni che sono usciti prematuramente dal sistema di istruzione e formazione dopo aver conseguito soltanto il titolo di scuola secondaria di primo grado. Nel 2021 sono il 12,7% (erano il 14,2% nel 2020).  

“Servirà lavorare con i Comuni per creare sportelli all’interno delle amministrazioni comunali e un canale di comunicazione diretto, perché spesso le informazioni non arrivano, non si conoscono e diventa difficile
per i ragazzi orientarsi, prendere scelte e capire quale possa essere la destinazione futura – ha detto il ministro per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, alla tappa ligure del Neet working tour, l’iniziativa promossa dal governo per contrastare il fenomeno dei giovani inattivi – In Italia sono tre milioni i ragazzi che non studiano, non si formano e non hanno in mente di farlo – ricorda il ministro – sono moltissimi e su questo bisogna riuscire a lavorare: è importante riuscire ad andare sui territori e agganciare questi ragazzi. Abbiamo un primato preoccupante in Europa: il Paese non si può più permettere il mancato investimento su risorse, energie e intelligenze. È il motivo per cui abbiamo deciso di partire con le prime dodici tappe di questo tour, che spero di riproporre in autunno”.

“È stato fatto, per la prima volta, un piano programmatico – ha aggiunto il ministro – di ingaggio e aggancio di questi ragazzi, con una strategia di prossimità: si tratta di lavorare con i Comuni per fare una mappatura di questi ragazzi e capire dove hanno interrotto il loro percorso. Poi, va migliorata la comunicazione delle progettualità che ci sono. Il governo ha stanziato in manovra risorse per un canale preferenziale all’interno dei centri per l’impiego per i ragazzi inattivi, ma qui si tratta anche di fare sinergia, non solo di stanziare risorse: vanno moltiplicate le occasioni in cui i ragazzi si possono confrontare con partner importanti che possono rappresentare le possibilità occupazionali e gli approcci quotidiani al mondo del lavoro. L’emergenza pandemica – ha concluso Dadone – ha fatto notare ancora di più al mondo degli adulti l’importanza di creare manifestazioni come queste dedicate a far conoscere opportunità lavorative, nuovi profili, come fare un curriculum, presentarsi per un’occasione di lavoro e creare un ponte tra il mondo della scuola e dell’occupazione”.

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