Decreto Covid: niente ritorno alla Didattica a distanza obbligatoria

NAPLES, CAMPANIA, ITALY – 2020/10/11: People wear face masks after the southern Italian region of Campania made it mandatory to wear protective face coverings outdoors 24 hours a day, to contain the coronavirus disease (COVID-19) outbreak. (Photo by Salvatore Laporta/KONTROLAB/LightRocket via Getty Images)

Voci e ipotesi si sono rincorse per tutto il giorno, ma il testo del decreto ha smentito il ritorno alla didattica a distanza per le scuole superiori, che tanto aveva agitato gli animi durante la cabina di regia tra governo e Regioni. L’idea di Luca Zaia (Veneto) di mandare a casa i liceali degli ultimi anni per decongestionare i mezzi pubblici, è stata a lungo discussa e contestata. Il presidente della conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha chiarito che la paternità della trovata non è sua ma “di altre Regioni” e dal ministero dell’Istruzione è trapelato il “secco no” del capo di Viale Trastevere, Lucia Azzolina, che guarda i dati e ricorda come le scuole italiane abbiano i contagi più bassi d’Europa. “Dobbiamo tutelare soprattutto il lavoro e la scuola”, è il principio sostenuto dal ministro per le Autonomie, Francesco Boccia.

Con una circolare del ministero della Salute firmata dal direttore generale Giovanni Rezza cambiano da ieri anche le regole sui tempi della quarantena e dell’isolamento fiduciario. I positivi asintomatici «possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno dieci giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo». Quindi la quarantena obbligatoria si riduce di cinque giorni e basterà un solo tampone per poter uscire di casa. La circolare infine raccomanda di promuovere l’uso della app Immuni per facilitare il tracciamento dei contatti, un tema che sta molto a cuore a Conte e a Speranza.

Frenata sulle limitazioni arrivata anche dopo la polemica politica innescata dalle parole di Speranza domenica in tv da Fabio Fazio: “Aumenteremo i controlli, ci saranno delle segnalazioni…”. Una formula che, al di là delle intenzioni del ministro, ha fatto pensare a un invito alla delazione e scatenato ironie e attacchi sui social su un presunto “spionaggio” di Stato. Anche dentro i partiti che sostengono il governo la tentazione di “ficcare il naso” nelle case degli italiani, sia pure per prevenire una nuova emergenza da Covid, ha creato parecchia tensione. “La nostra linea è il buon senso — hanno ripetuto i renziani di Italia Viva nelle riunioni riservate —. Cerchiamo di non farci ridere dietro”.

“Sono vietate le feste in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto”, recita il Dpcm. E nelle case da oggi in avanti le feste saranno contingentate: “Quanto alle abitazioni private, è comunque fortemente raccomandato di evitare feste e di ricevere persone non conviventi in numero superiore a 6”. Ma non c’è un divieto e dunque non sono previsti controlli. Lo stesso vale per la mascherina. “Non riteniamo di introdurre una norma vincolante”, ha spiegato Conte, ma all’articolo 1 del decreto “è fortemente raccomandato l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi”.

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