Appello a Draghi: “Investiamo nella ricerca pubblica per rilanciare l’economia”

La proposta degli scienziati è di investire fino allo 0,75% del Pil come la Francia

Illustrissimo presidente del Consiglio Mario Draghi,
la crisi sanitaria ha posto la scienza in una posizione preminente, come leva essenziale nei piani della ricostruzione. Occorre prevedere un serio investimento per adeguare la ricerca pubblica di base al livello dei suoi competitori europei e permetterle di contribuire alla ripresa del nostro Paese. Questo era il senso di una nostra lettera aperta apparsa sul Corriere della Sera il primo ottobre scorso. Le nostre istanze sono state riprese in numerosi interventi da esponenti politici, in particolare dai senatori Elena Cattaneo e Mario Monti, e da numerosi altri colleghi su diverse testate e social media.

Riteniamo, e con noi i più autorevoli economisti, che la ricerca di base sia la fonte primaria dell’innovazione nelle società tecnologiche avanzate e che gli investimenti in ricerca, specialmente quelli in capitale umano, siano moltiplicatori potenti di crescita e sviluppo socio-economico, a rendimento differito nel tempo ma con effetti di lunga durata. Da sottolineare, tuttavia, che le spese per la formazione del capitale umano possono sviluppare la loro potenzialità solo se, nelle infrastrutture scientifiche del Paese, c’è equilibrio tra ricercatori in entrata e quelli in uscita verso l’estero.

L’Italia investe troppo poco in ricerca pubblica: 150 euro per ogni cittadino contro i 250 e 400 euro della Francia e della Germania. In termini di frazione del Pil, si tratta dello 0.5% in Italia, a fronte dello 0.75% e dell’1% di Francia e Germania. Di conseguenza i ricercatori pubblici sono circa 75.000 in Italia contro i 110.000 della Francia e i 160.000 della Germania.

La Francia si prefigge di raddoppiare i fondi posti a bando dall’Agenzia Nazionale per la Ricerca per progetti in tutte le discipline, portando a circa 1 miliardo di euro per anno i 450 milioni del 2020, con lo scopo di raggiungere un numero di progetti di eccellenza finanziati superiore al 25% della richiesta, lo standard delle migliori agenzie di finanziamento. I nostri concorsi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale banditi dal MUR) sono stati sospesi per anni. Riportati in vita dai ministri Valeria Fedeli e Gaetano Manfredi, sono stati finanziati nel 2020 al livello di circa un terzo di quelli francesi di oggi. Si tratta di progetti con un notevole potenziale di trasferimento tecnologico, primario interesse dell’industria e della società. Se non prenderemo anche noi l’iniziativa, ci troveremo, nei prossimi anni, a un sesto del finanziamento francese.

In sintesi, la nostra proposta è di investire nella ricerca pubblica italiana 15 miliardi, corrispondenti ad un aumento di 1 miliardo ogni anno per 5 anni arrivando, nel 2025, ad un livello strutturale dello 0,75% del Pil, il livello della Francia di oggi.

In particolare, si propone di: 1. quadruplicare il finanziamento dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale PRIN (3 miliardi in 5 anni) 2. aumentare il numero di dottorandi e reclutare 25.000 nuovi ricercatori al ritmo di 5.000 ricercatori/anno (4 miliardi in 5 anni) 3. investire sulle principali infrastrutture inserite nel recente Piano Nazionale della Ricerca (8 miliardi in 5 anni).

Nell’attuale bozza del Piano di Ripresa e Resilienza sono previsti investimenti, anche se insufficienti, per i progetti di ricerca (linea 1) e per infrastrutture (linea 3). Manca completamente la linea 2 che è necessaria per avvicinare il numero di ricercatori pubblici italiani a quelli di Francia e Germania e invertire la fuga dei cervelli richiamando molti ricercatori italiani che oggi lavorano all’estero. L’aumento proposto porterebbe a circa 100.000 il numero di ricercatori pubblici. Si tratterebbe di un aumento significativo anche se sufficiente solo a colmare poco più della metà della distanza che attualmente separa l’Italia dalla Francia. Le infrastrutture scientifiche del punto 3 (8 miliardi di euro) potrebbero essere selezionate all’interno del PNR 2021-2027 (Piano Nazionale della Ricerca) validato dal CIPE.

Sarebbe una strategia qualificante, capace di attrarre ricercatori dall’estero e moltiplicare gli effetti positivi degli investimenti sui progetti e sul capitale umano. Tutti i principali indicatori, quali il numero di pubblicazioni e la presenza nelle classifiche delle citazioni, danno un giudizio di eccellenza sulla ricerca pubblica italiana: le misure da noi suggerite non cadrebbero nel vuoto. Darebbero la possibilità di mantenere le eccellenze che oggi sono a rischio, trattenere i migliori ricercatori e compiere un passo decisivo per rendere attraente il nostro sistema di ricerca nei confronti dei ricercatori di altri Paesi.

L’investimento di 15 miliardi di euro in 5 anni, pari al 7% della cifra stimata per l’Italia nel piano Next Generation EU, ci permetterebbe di propiziare e accelerare la rinascita che verrà: l’aumento sarebbe graduale, un miliardo il primo anno per arrivare a cinque miliardi il quinto anno. Essere competitivi sul piano socioeconomico ed essere competitivi nella ricerca sono circostanze che vanno insieme. Oggi vi è una più nitida consapevolezza del valore della ricerca, degli sforzi necessari, della fatica della scienza, e un sostegno sensibilmente maggiore che nel passato da parte dell’opinione pubblica.

Occorre avere il coraggio di una svolta ambiziosa rinunciando a miglioramenti incrementali. L’unica possibilità realistica per il rafforzamento della ricerca italiana dipende da come verrà ripartito il Recovery Fund.
Le trasmettiamo, Presidente, i sensi della nostra più alta considerazione.

Ugo Amaldi, Fisico, Presidente Emerito della Fondazione TERA
Angela Bracco, Fisica, Università di Milano, Presidente della SIF
Cinzia Caporale, Etica e Integrità nella Ricerca, CNR
Luisa Cifarelli, Fisica, Università di Bologna
Daniela Corda, Biologa, CNR
Paolo De Bernardis, Astrofisico, Sapienza Università di Roma
Massimo Inguscio, Fisico, Università Campus Biomedico, Roma
Massimo Livi-Bacci, Demografo, Accademia dei Lincei
Luciano Maiani, Fisico, Sapienza Università di Roma
Alberto Mantovani, Immunologo, Humanitas University, Milano
Giorgio Parisi, Fisico, Presidente dell’Accademia dei Lincei
Alberto Quadrio Curzio, Economista, Presidente Emerito dell’Accademia dei Lincei
Angela Santoni, Immunologa, Sapienza Università di Roma
Lucia Votano, Fisica, Laboratori di Frascati dell’Infn

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Software-spia all'Università per non copiare agli esami: scoppia la protesta

Next Article

Tra le prime 100 università al mondo non c'è nessuna italiana

Related Posts

Quando il lavoro arriva dopo il master

Massimo Perciavalle, psicologo del lavoro e delle organizzazioni, trainer e selezionatore, specializzato nello Sviluppo Risorse Umane e socio fondatore di BeMore, ci racconta il disorientamento degli under trenta e ci spiega perché dopo il post-laurea è fondamentale scegliere un master in linea con il proprio percorso di studi.