Software-spia all’Università per non copiare agli esami: scoppia la protesta

I programmi di “proctoring” non solo filmano gli studenti ma permettono di capire cosa l’allievo stia facendo sul suo computer

L’Università di Torino tira dritto sul “proctoring”, il “software spia” basato su telecamere per controllare che gli studenti non copino durante gli esami a distanza. Nel giorno di più alta tensione dall’inizio dell’occupazione del rettorato il consiglio d’amministrazione ha varato il regolamento, contestato dai rappresentanti e da una parte dei docenti, per gestire i test da remoto che dovrebbero continuare anche nel secondo semestre.

L’unica concessione sarà un mese di monitoraggio del sistema informatico per capire se davvero il sistema provochi i disagi prospettati dagli universitari. “Il 12 aprile faremo un bilancio di questa sperimentazione e decideremo come andare avanti” ha spiegato il rettore Stefano Geuna durante il consiglio.

Uno dei nodi più critici, secondo gli studenti che protestano contro l’introduzione dei software, riguarda la privacy. Ma non solo: c’è anche il tema dell’effettiva efficacia, perché, come spiega ad esempio Fulvio Corno, ordinario di Sistemi informativi aziendali al Politecnico,  “I sistemi che si basano sull’intelligenza artificiale e cercano di intuire dalla mimica degli studenti se stiano copiando, o se qualcuno stia suggerendo, sono tarati sul mondo anglosassone e attivano warning non accurati nel caso degli studenti italiani“.

I programmi di “proctoring” non solo filmano gli studenti, e se qualcuno parla durante la prova lo segnalano al professore, ma permettono anche di capire cosa l’allievo stia facendo sul suo computer: “Credo vadano visti come un aiuto di cui non bisogna abusare – spiega Corno – E soprattutto si tratta di programmi efficaci in un sottoinsieme di esami ben specifico. Detto questo in qualche modo ci sarà sempre lo studente che riesce a fregare il sistema, così come possono arrivare delle segnalazioni di comportamenti che per il software sono vietati, ma che non lo sono nei fatti”.

Gli sudenti hanno fatto sentire il proprio dissenso, attivisti della sigla Studenti Indipendenti, si sono incatenati agli ingressi dell’ateneo. Mentre in via Verdi il centinaio di universitari che si era radunato per il presidio attaccava Geuna per la scelta di non presentarsi in ufficio. “Il rettore ha delegittimato la nostra protesta” dicono gli attivisti che hanno organizzato un corteo per le vie del centro, bloccando il traffico in via Po per raggiungere prima il nuovo complesso Aldo Moro e poi il Campus Luigi Einaudi, dove si è tenuta una nuova assemblea seguita da un “aperitivo di protesta”: “Abbiamo rispetttao le distanze di sicurezza e utilizzato tutti gli accorgimenti per ridurre il rischio di contagio, come abbiamo già fatto durante l’occupazione” precisano da Studenti Indipendenti.

Proprio mentre i manifestanti erano al Campus è arrivata la notizia che il rettore aveva ottenuto il via libera al “software spia” anche dal consiglio d’amministrazione. Durante la discussione i rappresentanti degli studenti hanno proposto alcuni emendamenti e anche un rinvio: “Abbiamo portato una proposta di rinvio della discussione per mancanza di elementi, visto che non c’era stato un processo istruttorio, ma siamo stati ignorati – denuncia Giorgia Garabello, consigliera d’amministrazione eletta per Studenti Indipendenti – Non è vero che abbiamo rifiutato il dialogo, ma ogni nostra richiesta è stata respinta. Il rettore ha deciso questo monitoraggio che andrà avanti fino ad aprile: peccato che sia un periodo in cui ci sono pochissimi esami perché riprendono le lezioni, e non si sa chi controllerà”.

“Abbiamo sempre puntato al dialogo, promuovendo incontri anche settimanali con le rappresentanze su tutti i problemi aperti – ha affermato il rettore Genua -. Nonostante le difficoltà che, come organizzazione complessa, abbiamo dovuto affrontare per la pandemia. L’auspicio è che si possa tornare alla ragionevolezza il più presto possibile”.

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