Allarme inglese per gli studenti italiani, sempre più iscrizioni a istituti privati

British Flag

Sembra impossibile, eppure, c’è un’intera generazione che potrebbe avere difficoltà a leggere e pronunciare persino parole come ‘database’ e ‘brunch’.

Un problema solo dei settantenni? Certo, anche se alcune difficoltà sostanziali potrebbero riguardare anche tutti quegli ex-studenti che hanno avuto come unica lingua di studio il francese.

Ma cosa dire dei ragazzi che studiano oggi nelle scuole pubbliche italiane? Stanno davvero imparando  la lingua straniera oppure si dovrebbero rivolgere alle scuole private?

A lanciare l’allarme è una madre: “Sempre più spesso mi vergogno di come conosco l’inglese. Forse, l’ho studiato poco a scuola? Otto anni (tre di medie e cinque di superiori), non sono nemmeno così pochi. Eppure, quando apro bocca nell’idioma della Regina riesco a farlo per brevi tratti, ricorrendo principalmente ai gesti ed esprimendo il mio disagio sempre con la solita frase: “What a pity”, imparata in prima media”.

La giovane madre continua: “In questi giorni di preiscrizione alla scuola primaria per mia figlia me lo sono chiesto con insistenza, perché il confronto con le altre mamme ha fatto emergere la mania (delle altre) di iscrivere i figli in  scuole (non pubbliche) dove, ovviamente,  l’inglese è la materia principe”, dice la donna.

“Perché non hai iscritto tua figlia al xxx? C’è una sperimentazione con nove ore di inglese”, mi dicono. Oppure: “Io mando i miei alla scuola inglese: fanno tutte le lezioni in inglese con insegnanti madrelingua e solo nove ore in italiano”. “Già, perché non iscrivo mia figlia in una scuola privata dove l’inglese è il reginetto del corso di studi?”, si chiede la donna.  “Perché non la mando in una scuola dove la retta costa come una badante e dove l’italiano è relegato a nove ore alla settimana?”.

AZ

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