Atenei in emergenza, mancano 500 docenti

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Sono ben cinquecento i docenti che sono andati via dalle università italiane. Molti atenei sono in piena emergenza. In Puglia, si assiste ad una vera e propria impasse.  L’Università di Bari è in testa alla classifica: negli ultimi 3 anni, si è avuta una perdita di 274 professori. Seguono:  l’Università del Salento, con 112 docenti in meno, il Politecnico di Bari (110) e Foggia (poco meno di una decina).

Numeri allarmanti, se si aggiungono quelli relativi al personale amministrativo: nell’Università Aldo Moro di Bari, sono andate in pensione ben 760 persone. E pare che ci sia una correlazione tra la carenza del personale, il numero chiuso e la fuga degli studenti dagli atenei.

Il rettore del Politecnico di Bari, Nicola Costantino, ha detto: “Con l’attuale norma possiamo coprire solo il 20% dei posti. E questo non fa che creare ripercussioni sull’offerta didattica che siamo stati costretti a ridurre. Così come abbiamo dovuto imporre il numero chiuso, proprio perché il numero esiguo di docenti doveva necessariamente rispettare una proporzione rispetto agli studenti iscritti. E non potevamo sforare”.

Per quanto riguarda l’Università del Salento, ad andare in pensione sono stati in 112, dei quali solo per poche unità è stata possibile la sostituzione. “Questo – spiega il rettore Domenico Laforgia – ha creato un grave disagio sui corsi di studio in quanto di fatto sono state soppresse 28 annualità, calcolandole sulla base dei previsti quattro docenti garanti per annualità. Questa soppressione ha prodotto una consistente riduzione dell’offerta formativa stimabile in poco più di nove corsi triennali ovvero quattordici corsi magistrali”.

 Una riduzione che ha quindi limitato l’offerta formativa e ha portato l’Ateneo a dover ricorrere al numero chiuso sulla metà dei corsi di primi livello.

Il risultato? Laforgia ha spiegato: E’ quello di impedire l’immatricolazione nella nostra Università a numerosi studenti. Molti dei quali, a causa delle condizioni economiche sono stati costretti a rinunciare agli studi. Per fare un solo esempio, questo anno nel nostro corso di Biologia abbiamo ricevuto oltre 750 domande di iscrizione da parte degli studenti ma abbiamo potuto accettare soltanto 150 studenti”.
Quel che è più grave pare essere che gli altri abbiano scelto di andare in altre facoltà, rinunciando a proseguire gli studi sulla base della propria scelta vocazionale.

“L’idea di ridurre l’organico delle Università, senza limiti – conclude Laforgia – è una misura irrazionale che avvilisce chi lavora, perché defraudato nelle sue aspirazioni di carriera, e danneggia il territorio che non può contare sulla spinta allo sviluppo che le Università sono in grado di sostenere”.

AZ

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