Web Series, l’intervista di CorriereUniv ai giovani registi: “L’Italia non dà spazio al talento, meritiamo di più”

Italia
Marco Palange, uno dei protagonisti della serie The Leap

 

“L’Italia non dà spazio al talento, assolutamente”. Arriva a Roma il festival delle web series indipendenti. L’evento, in programma dal 27 al 29 settembre presso il Teatro Golden ospita una 3 giorni di proiezioni, workshop e incontri con registi e attori per scoprire le migliori serie italiane. In occasione della manifestazione il Corriere dell’Università ha voluto ascoltare le storie di tanti giovani, che in un modo o nell’altro sono riusciti a realizzare il loro piccolo sogno, in un mondo così complicato come quello dello spettacolo. Ecco la storia di Vincenzo Galletta,  chief organizer The Leap the series.

 

Com’è nata la vostra passione per il cinema e il montaggio?

Se  fai riferimento ad un collegamento diretto con la web series che stiamo realizzando in realtà l’idea non è nata solo dalla passione per il cinema. A tutti noi piace il cinema, e l’idea di realizzare qualcosa di nostro sicuramente ci ha stimolato parecchio ma il vero motivo che ci ha spinto a realizzare The Leap era l’esigenza di raccontare.

In un periodo della nostra vita, a seguito di un evento che ha toccato fortemente noi autori della storia, abbiamo sentito la necessità di raccontare il nostro punto di vista, di raccontare una storia.

Ma poiché il messaggio che volevamo dare era molto “crudo” abbiamo costruito sopra un racconto, e il modo migliore per farlo arrivare alle persone, abbiamo pensato fosse realizzarlo in video.

Allegato 3
La locandina della serie

Avete messo su una campagna di raccolta fondi. Descrivici, se vuoi, il percorso che vi ha portato fin qui.

Si, è vero, abbiamo sperimentato il crowdfunding. Messi davanti all’atavico problema dei fondi necessari a realizzare il prodotto, e avendo guardato dentro le nostre tasche vuote, mi è venuta l’idea di affacciarmi al crowdfunding. Ne avevo sentito paralare in un articolo in merito alla realizzazione di una rivisitazione di Star Wars e la cosa mi aveva intrigato. Ho quindi iniziato a prendere informazioni in rete e alla fine l’ho proposto agli altri ragazzi della produzione che hanno accolto anche questa sfida con entusiasmo.

Il crowdfunding, o mecenatismo 2.0, come mi piace definirlo, funziona abbastanza bene negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni in genere, in Europa ed in particolar modo in Italia è ancora un frutto acerbo.

La diffidenza, unita al periodo di congiunzione economica sfavorevole non ha certo giocato a nostro vantaggio ma alla fine ci siamo riusciti e abbiamo raggiunto il target fissato. E’ vero, se vai a leggere i nomi dei finanziatori, leggerai molti nomi che si riconducono a nostri parenti e familiari, ma del resto se i primi a non crederci e darti una mano sono proprio i familiari e gli amici allora forse hai sbagliato il tiro.

Dal crowdfunding abbiamo imparato comunque la prima lezione, crederci sempre e fino in fondo perché in questi casi non stai promuovendo solo un prodotto ma devi promuovere tutto te stesso e la tua passione e raggiungere il risultato alla fine ti da uno stimolo fortissimo a fare il lavoro meglio ancora di quanto avevi pensato in precedenza. Non devi realizzare il miglior prodotto possibile solo per te ma anche per quel centinaio, migliaio di persone che ti hanno dato fiducia.

 

Quali sono i vostri futuri obiettivi?

Il nostro obiettivo è realizzare tutta la serie. Sono previste tre stagioni da 11 puntate l’una. Obiettivo sicuramente ambizioso anche perché non sappiamo ancora come reagirà il vero giudice, il pubblico. Per questo motivo andiamo avanti per piccoli passi ed il primo traguardo a breve sarà trovare un modo per realizzare la prima stagione, che sia una produzione o il crowdfunding a finanziare.

Noi ci stiamo mettendo ancora una volta in gioco per costruire il futuro della web serie ed il nostro, vi faremo sapere come andrà a finire.

 

Credi che l’Italia dia spazio al talento?

Sinceramente? No assolutamente. L’Italia è immobilizzata da vent’anni di pressapochismo, di sensazionalismo a tutti i costi e prodotti altamente vendibili ad un pubblico di scarso profilo e senza alcun contenuto artistico e di talento. I talent show ne sono l’esempio. Sono molto critico in merito a questo ma vedere la mercificazione dell’arte e del talento solo per farne uno spettacolo che vende pubblicità è una tristezza. L’arte ed il talento sono un’altra cosa. Credo l’Italia e gli italiani meritino di più ma questo apre un dibattito davvero infinito e non è questo il caso.

 

Allegato 3.1
La locandina della serie

Avete mai pensato di lasciare questo Paese? 

Ci ho pensato più di una volta a lasciare l’Italia e qualche volta ci sono andato anche vicino. Ho già lasciato la mia isola, la Sicilia, una volta per cercare prospettive migliori che la mia terra non mi dava ma non senza rammarico.

In realtà credo però che non esista l’eldorado lì fuori, magari esistono posti dove le cose sono più semplici da realizzare e magari anche maggiormente apprezzate e con un pubblico propenso a vedere cose nuove e diverse. Però se ci pensi, se tutti scappassimo, se tutti facessimo esperienze fuori, non resterebbe nulla qua e non cambierebbe mai nulla qua. Forse è un discorso utopistico condito anche con del masochismo ma sono dell’idea che bisogna provarci a cambiare e riuscirci con le proprie forze anche qui, in Italia. L’importante è essere consapevoli che se non ci riesci non hai fallito ma semplicemente ci hai provato con tutte le tue forze e senza rammarico, se invece ci riesci allora la soddisfazione è doppia. In entrambi i casi però hai portato a casa una vittoria.

Vi ringrazio per l’opportunità che mi avete dato per raccontarvi la mia esperienza che ho condiviso con 6 amici e colleghi di lavoro meravigliosi, e comunque vada questo progetto vi posso dire che noi 7 abbiamo comunque imparato molto e ne siamo soddisfatti, abbiamo condiviso la nostra passione, il nostro tempo ed il nostro impegno mettendoci gioco tutti insieme come se fossimo una sola persona. Questo ce lo porteremo dentro per sempre.

 

Raffaele Nappi

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