Università e ricerca: priorità per il paese

Alla luce dell’approvazione alla Camera del dll Gelmini, il Corriereniv inaugura lo spazio “Favorevole o contrario” in merito alla riforma universitaria.

FAVOREVOLE O CONTRARIO
Alla luce dell’approvazione alla Camera del dll Gelmini, il Corriereniv inaugura lo spazio “Favorevole o contrario” in merito alla riforma universitaria. Riportiamo di seguito l’intervista, gentilmente concessa, dal prof. Stefano Fantoni, ex rettore della Sissa -Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA), Trieste.
A suo avviso in che modo il ddl Gelmini riorganizza e, soprattutto, moralizza gli organi di governo degli atenei?Il ddl dà la possibilità alle università di darsi una governance più leggera e responsabile, assicurando una maggiore definizione dei ruoli e trasparenza. L’introduzione di membri del mondo imprenditoriale nel CDA mira a  inserire l’università nel contesto socio-economico del Paese. Strumenti necessari per una gestione moderna, dinamica e trasparente, quali la limitazione del periodo di rettorato e quella sulle cariche  dei docenti contribuiscono alla trasparenza gestionale. Tuttavia, molto dipenderà dalle regole attuative che verranno fatte e dalla volonta delle università di adeguarsi alle linee guida. Lo stesso dicasi per la moralizzazione. Principale elemento per una vera ripartenza della università e della ricerca sarà il meccanismo di valutazione e  la distribuzione dei finanziamenti.
Quali sono gli aspetti positivi del nuovo meccanismo di reclutamento dei docenti?
Prima di tutto l’ istituzione di un meccanismo continuo di assegnazione di idoneità che permette ai giovani di programmare la loro carriera. Strumento che sarà efficace se le università intendono procedere al reclutamento in modo trasparente e se funzionerà il meccanismo di valutazione. Sarebbe molto dannoso reclutare docenti non all’altezza, con poche pubblicazioni, poche citazioni, non in grado di vincere dei grant a livello europeo o nazionale.
Si parla di meritocrazia e di nucleo di sistema di valutazione, ma in che modo considera che si attuerà la valutazione, considerando che l’ANVUR non è ancora operativo?
Questo è il vero nodo. L’Anvur deve ancora essere costituito. Potrebbe esserlo tra pochi settimane, se passa la legge. Bisogna che i sette membri che saranno chiamati a svilupparlo abbiano la consapevolezza dell’importanza della valutazione e l’intenzione di costruire una Agenzia (non la solita commissione) vera, efficiente. Bisogna anche che tale valutazione sia accompagnata da una reale volontà di distribuire una parte consistente dei finanziamenti sulla base del merito.
Con quali strumenti ritiene che la riforma garantisca il diritto allo studio?
La delega che il ministero si vuole prendere sul diritto allo studio può essere pericolosa, ma credo che sia giusta. Il problema è quello dei finanziamenti, cosi come per la ricerca.
Quali le ricadute positive sulla qualità e l’efficacia dell’offerta formativa derivanti dall’attribuzione al dipartimento di funzioni didattiche e di ricerca?
Ricerca e didattica nella formazione universitaria devono essere un tutt’uno. La formazione universitaria deve avvenire attraverso la ricerca.
Quali gli elementi di innovazione del decreto che a suo avviso, arrecheranno maggior  beneficio alla salute delle nostre università?
La  governance più snella; trasparenza; valutazione-valutazione-valutazione: dobbiamo riuscire a dare a chi vale gli strumenti per fare; bisogna far emergere i più meritevoli a tutti i livelli, studente, ricercatore e professore. E’’ necessario accorpare i corsi in modo razionale ed equo così da non incorrere negli errori tragici del passato, portando l’università sotto casa dello studente, invece di portare gli studenti ai campus universitari.
La  formula del 3+3 con successivo concorso per i ricercatori a tempo determinato, costituisce una prima forma di stabilizzazione professionale?
Sono molto favorevole alla tenure track e all’immissione in ruolo dei giovani come professori associati (successivamente ai contratti a tempo determinato) e non come ricercatori sottopagati e trattati come tappabuchi e non come il futuro della classe dirigente. E’ vero che c’è un problema di programmazione e di accantonamento di soldi da parte degli atenei. Bisognerà vigilare su questo e sul merito dei ricercatori, che devono avere le qualità di un futuro professore associato. Dopo tre anni ci dovrà essere una valutazione intermedia, che dia al giovane una prospettiva di carriera.  Se il ddl non passerà e se non verranno fatti i regolamenti attuativi, tutto rimarrai fermo. Università e ricerca e sopratutto i giovani meritevoli continueranno ad essere l’ultima priorità di questo paese.
Amanda Coccetti

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