Università del Piemonte Orientale, docente sospesa per aver fatto lezione con cuffie, costume e occhiali da nuoto

Molestie sessuali e violenze psicologiche nelle università. Quando gli orchi sono anche i tuoi insegnanti.

Costume di gara da nuoto, occhialini e cuffietta: così si è presentata un anno e mezzo fa la professoressa Alessandra Szego, 57 anni, vercellese. Non all’ingresso di una piscina, ma davanti ai suoi studenti, collegati per seguire una lezione a distanza di Criminologia della facoltà di Giurisprudenza dell’Università del Piemonte orientale, dove dal 2019 è professore associato alla sede di Novara. Quella trovata le è valsa un procedimento disciplinare “per aver reiteratamente violato i doveri didattici e d’ufficio”, concluso con la sospensione dal servizio e dallo stipendio per 8 mesi.

Sospesa per aver fatto lezione in costume

Ai quali si sono sommati altri 4 mesi per un “post diffamatorio contenente frasi ingiuriose inequivocabilmente riferite, seppure non menzionati espressamente, a tre colleghi” su un profilo Facebook intestato a uno pseudonimo ma a lei chiaramente riconducibile. La sanzione esaurirà i suoi effetti il 30 novembre. È stata irrogata dal consiglio d’amministrazione dell’Upo un anno fa, ma la notizia non è mai uscita dalle mura dell’università: si è appresa solo ora, dopo che la professoressa si è vista respingere dal Tar i due ricorsi presentati, ritenuti infondati.

I fatti risalgono al 5 aprile 2020, in pieno primo lockdown. La docente aveva dapprima tenuto la lezione da remoto abbigliata da nuoto agonistico (per altro è stata davvero una nuotatrice di buon livello) e poi aveva scritto il post, che iniziava così: “È molto probabile che la mia ultima lezione mi creerà problemi. Volevo divertirmi. Voi non immaginate quanto sia frustrante fare lezione per nessun studente. E questo perché? Perché la sede di Alessandria mi ha dolosamente privato della facoltà di insegnare. Tutti, dico tutti, sapevano del mio arrivo. Tre giorni prima della mia presa di servizio Alessandria ha distribuito i corsi. Ed attribuito il mio corso di penale a un idiota”. Seguono quindi apprezzamenti poco lusinghieri nei confronti dei colleghi. Post e video erano stati in seguito rimossi, ma il secondo è rimasto online per oltre due mesi.

La difesa e la sentenza

La professoressa Szego nel merito si è difesa sostenendo che il profilo Facebook non sarebbe suo (ma in precedenza aveva asserito che era stato “manomesso” da terzi) e con il “bizzarro assunto che si sarebbe trattato di un video “privato” erroneamente inserito come lezione ma destinato ad una cerchia di amicizie personali”.

La sentenza ricorda che la docente ha “diverse pregresse vicende disciplinari (benché transatte con il precedente ateneo di appartenenza, Bergamo) per episodi analoghi”. Una, nel 2014, aveva fatto il giro d’Italia. In un post aveva scritto ai suoi studenti: “Trasferitevi in Calabria. Avrete un futuro scintillante di consigliori della ’ndrina. Perché qui non c’è più posto per voi, cerebrolesi”. Interpellata sulla vicenda, per capire cosa l’avesse indotta a far lezione in costume natatorio e se intenda ricorrere, la professoressa non ha voluto commentare.

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