Trento, riapre la sede storica di Sociologia

la-facolta-di-sociologia-in.jpgConto alla rovescia per gli studenti di sociologia. Tra meno di sette giorni i ragazzi potranno traslocare nello storico edificio della facoltà. Dopo due anni di lavori, via Verdi 26 ritornerà ad essere la strada affollata che per anni ha guidato migliaia di sociologi.
Rinnovata e completamente ristrutturata la nuova sede è stata riportata all’architettura e alla bellezza originaria adeguandola, al tempo stesso, alle attuali esigenze di spazi, di sicurezza, di accessibilità e di risparmio energetico.
A dirigere i lavori gli architetti Sergio Giovanazzi e Paolo Portoghesi, che hanno contribuito al restauro della Facoltà attraverso un progetto innovativo. Di Portoghesi, infatti, l’idea di alzare – rispetto a quanto previsto in un primo tempo – il livello del tetto di vetro sopra il nuovo foyer e di realizzarlo con capriate di vetro strutturale (il primo caso in Trentino). Tra le novità architettoniche le due scale interne “ad albero” in ferro cerato a effetto naturale che abbelliscono l’edificio e la sostituzione, nei cortili interni, dei lucernari piramidali con altri a raso per rendere completamente fruibili gli spazi.
L’edificio è stato, inoltre, liberato dalla cosiddetta “piccionaia”, struttura in ferro realizzata negli anni ’70, e da tutte quelle strutture che ne rovinavano gli spazi voluti a fine Ottocento dall’architetto di Vienna Carl Hinträger. Sono state riportate alla luce le decorazioni del pittore locale Campostrini. A favore del risparmio energetico una rete capillare di rilevatori per “sovraintendere” al funzionamento di luci e climatizzazione.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Parentopoli all'ombra delle cattedre

Next Article

La Sorbona contro il presidente Sarkozy

Related Posts
Leggi di più

Rientro dei cervelli in fuga, la ministra Messa ci crede: “Abbiamo messo sul piatto 600 milioni di euro”

In Senato la ministra dell'Università ha confermato l'importante stanziamento del Governo grazie ai fondi del PNRR riguardo al programma di rientro dei ricercatori italiani che sono andati a lavorare all'estero. E sul no della Gran Bretagna per il visto speciale per i nostri laureati: "Noi siamo diversi da loro e accogliamo chiunque abbia le capacità di innovare".