Senza iPad non si possono seguire le lezioni: genitori contro la circolare della preside

La preside: “I genitori non possono dirsi sorpresi perché da tempo sapevano che nella nostra scuola si va in questa direzione. Anche all’atto delle iscrizioni, a gennaio, l’avevamo specificato”

L’innovazione digitale ad una sola direzione, quella verso la Apple: è accaduto nell’istituto “Mazzini Modugno” di Bari, dove si fa scuola solo con l’iPad. la scelta della dirigente, Maria Dentamaro, del consiglio d’istituto e del collegio docenti. Una decisione presa con un solo obiettivo di “innovare”. A contrariare molti genitori pronti a mandare i loro figli in questa scuola, tuttavia, è stata una circolare consegnata loro nei giorni scorsi in cui si dice che “Chi non è munito di iPad di ultima generazione (o non intende farlo) è invitato a “proseguire il suo percorso di studi presso altra istituzione scolastica”.

Ma non tutti, infatti, possono permettersi l’acquisto di un iPad con un costo che va da un minimo di 470 euro a un massimo di 730. Perché in una scuola dovrebbe regnare solo un’azienda produttrice? La dirigente spiega: “La questione non si può banalizzare con un titolo di giornale ma è molto più complessa. Noi abbiamo un curriculum digitale dal 2015/16. La pandemia ha contribuito ad accrescere l’uso della tecnologia e da tempo confrontando il sistema Android con Apple abbiamo preso la decisione di usare quest’ultimo perché risponde meglio alle esigenze dei docenti e va incontro ad una didattica utile per gli alunni”.

Perché solo l’iPad?

Negli ultimi sette anni, il “Mazzini – Modugno” ha sperimentato l’uso di iPad in molte classi con ottimi benefici per tutti i ragazzi, compreso il 10% di migranti. “Tornati a scuola dopo il lockdown, abbiamo ritenuto opportuno dare a tutti gli studenti della nostra scuola la stessa opportunità e non potevamo non uniformare tutte le classi scegliendo sistemi differenti”. La dirigente, d’altro canto, è convinta che in Italia serva un po’ forzare la mano sull’innovazione digitale: “Non possiamo dirci 2.0 perché inviamo i compiti via WhatsApp. Noi usiamo l’iPad nella didattica quotidiana”.

E alle critiche per la scelta di Apple la numero uno della scuola risponde: “Già dall’anno scorso abbiamo individuato delle applicazioni che sono utili ai ragazzi e sono già state caricate sugli iPad. I genitori non possono dirsi sorpresi perché da tempo sapevano che nella nostra scuola si va in questa direzione. Anche all’atto delle iscrizioni, a gennaio, l’avevamo specificato”. Resta un problema. Non tutti possono permettersi l’acquisto di uno strumento così costoso: “Abbiamo un parco macchine che è in grado di andare incontro a chi ha bisogno. Abbiamo una graduatoria, su base Isee, per dare in comodato d’uso gli iPad alle famiglie che hanno difficoltà economiche o a quelle numerose”.

“So bene che di fronte all’innovazione – sottolinea la preside – c’è sempre un po’ di resistenza ma se vogliamo colmare il divario sulle competenze digitali dei nostri ragazzi in Europa, dobbiamo andare in questa direzione”, ha affermato la preside dell’istituto.

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