Sapienza, studentessa afghana rischia di finire in strada per problemi burocratici: “Come me altri studenti”

Robina Hajizada è una rifugiata politica ma a settembre è in attesa che l’ente per il diritto allo studio regionale, Lazio DiSCo, le rinnovi la borsa. Dal primo gennaio potrebbe finire in strada

Robina Hajizada è una studentessa del corso di laurea triennale in Global Humanities dell’Università Sapienza e una delle tre protagoniste di un documentario del regista Leonardo Cinieri Lombroso, sponsorizzato dall’ateneo romano e da UNIMED – Unione delle Università del Mediterraneo – insieme ad altre due studentesse ucraine, anche loro rifugiate politiche, in cui raccontano cosa significa essere accolte nelle università europee scappando da un conflitto. Ma la storia di Robina nasconde un paradosso: l’ateneo che l’ha accolta ora rischia di lasciarla in strada per problemi burocratici legati all’ente per il diritto allo studio del Lazio. Attualmente Robina vive temporaneamente in una struttura di accoglienza della Caritas ma allo scadere dell’anno dovrà andare via anche da lì. E il 31 dicembre è l’ultimo giorno perché la sua domanda venga accolta.

“Lazio DiSCo mi ha chiesto tutta una serie di adempimenti burocratici e documentazioni che io difficilmente potrò avere in tempo per la scadenza della domanda di rinnovo della borsa di studio. Sono mesi che cerchiamo di parlare con qualcuno ma non ci sono tutor o sportelli che sappiano gestire questa situazione. Non ho più l’alloggio allo studentato e dal primo gennaio finirò in mezzo alla strada. Com’è possibile che la stessa università prima parla di solidarietà e poi lascia i suoi studenti stranieri e rifugiati politici senza un tetto sulla testa?”. Lo scorso hanno, dopo la ritirata da Kabul e l’avvio del secondo regime talebano, la Sapienza era stato l’ateneo che aveva cercato di salvare gli studenti provenienti dall’Afghanistan. Oggi, però, sono gli stessi che si scontrano contro l’indifferenza delle scrivanie degli enti per il diritto allo studio ancora incapaci di aiutare quegli stessi studenti. “A Marzo siamo state anche dal presidente Pontillo ma non ci ha più risposto. Non sappiamo cosa fare”.

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