Nuova formazione insegnanti, quali sono le proposte in campo

Sul piatto ancora solo ipotesi, anche dal governo. Il prof. Carlo Cappa: “Miglior opzione lauree magistrali per l’insegnamento. I 60 cfu come seconda alternativa ma sia un percorso compatto senza riconoscimenti precedenti”

Da molti mesi ormai si è tornati sull’argomento della formazione degli insegnanti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Ad oggi non c’è una proposta effettiva in campo ma sono state ventilate a più riprese varie proposte, una su tutte sembrerebbe essere quella che lega le lauree abilitanti ad un percorso specifico per l’insegnamento.

La proposta del governo

Nelle scorse settimane da più parti del governo l’idea sembrerebbe quella di far conseguire tramite CFU l’abilitazione all’insegnamento. Per fare ciò, chi entrerà in questo percorso, dovrà avere  60 crediti universitari nel settore pedagogico. Di questi però, 24 dovranno essere ottenuti tramite tirocinio. A quel punto, chi avrà tali requisiti, potrà accedere ai concorsi semplificati che avranno la struttura dei concorsi per docenti già avviati nel 2021. Chi supererà il concorso passerà all’anno di formazione e prova, che prevede una valutazione finale. Se questa risulterà essere positiva si avrà la conferma in ruolo.

Fondazione Agnelli: “Abilitazione non sia diritto all’assunzione”

Nei giorni scorsi è tornato sull’argomento anche il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, che in un articolo pubblicato su La Repubblica, all’interno delle riforme “necessarie” al sistema scuola, affronta anche quella del reclutamento e formazione degli insegnati. I docenti, adesso, “conoscono la disciplina, ma spesso non sanno insegnarla, privi come sono di preparazione didattica: teorica, ma soprattutto pratica”. Netta condanna per i 24 cfu voluti dall’ex ministro Bussetti nel 2019. E non solo: “Il momento dell’abilitazione all’insegnamento, a seguito di una verifica severa delle capacità professionali, deve essere distinto da quello dell’assunzione. Che l’abilitazione definisca un diritto all’assunzione, al netto dei bisogni delle scuole – com’è avvenuto in questi anni – è un’anomalia da superare”.

Il tema scuola nel mondo accademico

Proprio il direttore della Fondazione Agnelli è stato protagonista ad un seminario per dottorandi del Dipartimento di Storia, Patrimonio Culturale, Formazione e Società dell’Università di Roma Tor Vergata, coordinato dal prof. Carlo Cappa, ordinario di Pedagogia generale e sociale dell’ateneo romano e presidente della sezione italiana della Comparative Education Society in Europe (SICESE). Ai futuri ricercatori Gavosto ha presentato un duplice spaccato sul sistema scolastico: una prima parte di analisi delle tedenze e criticità della scuola italiana rispetto al contesto europeo, con incrocio di dati degli studi della Fondazione Angelli e altri riferimenti sul tema, come dati Ocse, Iea e pubblicazioni di ricerca sull’argomento; poi una seconda parte in cui il focus sono state le proposte per ovviare alle criticità, tra cui proprio la formazione iniziale degli insegnanti. “Quasi tutti siamo d’accordo che la formazione degli insegnanti di scuola secondarie, inferiori e superiori, debba essere coerente – dichiara Cappa a Corriereuniv.it -. Avere davvero un momento di formazione che sia incisivo, i 24 cfu non rispondono a questa esigenza e sono del tutto inadeguati. Su questo siamo d’accordo anche all’interno della Società Italiana di Pedagogia. L’idea delle lauree magistrali abilitati personalmente non mi vede sfavorevole, però è una riforma incisiva e in questo momento non sembrano esserci le condizioni di portarla avanti”. .

Per il professore “qualunque proposta venga messa seriamente sul tavolo deve essere un percorso che ha un suo inizio, un suo svolgimento e un suo termine”. Non con una didattica frontale prima e con un tirocinio poi: “Sappiamo che ciò non funziona da noi perché ad esempio il modello tedesco con un periodo di pratica a posteriori, da noi, così come sono i corsi di laurea, non sarebbe applicabile. Ciò si potrebbe fare solo se nelle nostre università i futuri insegnanti vengano messi in condizione di fare dei percorsi rivolti all’insegnamento. Oggi le lauree magistrali sono pensate per acquisire un tipo di conoscenza che non è pensata per insegnare. La didattica deve accompagnare l’esperienza in classe e deve esserci un andirivieni, non deve essere puramente trasmissiva“.

Due possibili strade per la formazione degli insegnanti

“La cosa ideale dal mio punto di vista – continua Cappa – che ridurrebbe anche l’età professionale degli insegnanti, sarebbe avere delle lauree magistrali per l’insegnamento. Però questo comporterebbe un accordo ampio, non soltanto politico, ma anche scientifico, che in questo momento è tutto da costruire. Come seconda alternativa anche un percorso da 60 crediti adrebbe bene ma che sia davvero un avviamento scientifico e professionale all’impiego nella scuola. Quindi compatto, cioè senza riconoscimenti perché il rischio è che su 60 magari ne vengono riconosciuti 20 da percorsi precedenti siamo punto a capo. E che tra teoria e pratica ci sia un continuo scambio, si possono immaginare tante formule: un primo semestre teoria e un secondo di tirocinio attivo diretto e indiretto. In modo che gli studenti siano inseriti in una percorso di contesto coerente e non un patchwork di crediti acquisiti alla bene e meglio”. Non solo, è fondamentale, per il docente di Tor Vergata, di avere un osservatorio che monitori sui percorsi e corregga il tiro dove sia necessario: “Un monitoraggio costante da parte dell’Ateneo e del ministero con un osservatorio per l’implementazione della riforma, in modo da correggere in corsa se c’è qualcosa che non va per il verso giusto. Inoltre – conclude Cappa – è fondamentale che tali percorsi debbano essere accreditati a mio avviso, con dei parametri come per i corsi di laurea. Se un ateneo vuole avviarlo deve avere dei docenti in alcuni settori scentifico-disciplinari, e non solo pedagoci, antropologici, psicologici, didattici, ma anche di diattica delle discipline perché se voglio diventare un insegnamenti di matematica nel mio ateneo ci dovrà essere qualcuno che insegna didattica della matematica”.

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