L’Università di Macerata sceglie il nuovo rettore

La sfida è a due: la prof.ssa Francesca Spigarelli, ordinaria di Economia applicata, e il prof. John Francis McCourt, irlandese, ordinario di Letteratura inglese.

Il professore di Dublino, uno dei massimi esperti mondiali di Joyce, e l’economista, già all’interno dell’attuale governo dell’ateneo marchigiano con delega tra le altre a terza missione e progettazione Europea: Francesca Spigarelli e John Francis McCourt. Saranno loro a confrontarsi alle elezioni del 29 giugno per la successione al rettore Francesco Adornato in cui l’Università di Macerata si affaccerà ad una sfida fondamentale: quella del Pnrr e dei cambiamenti in atto con le riforme nazionali ed europee del comparto accademico. In ballo ci sono anche 21 milioni di euro per l’edilizia universitaria e ristrutturazione post sisma.

I due sfidanti

Un cambiamento l’ateneo lo ha già avuto di fatto: a guida dell’università più antica delle Marche potrebbe esserci la prima rettrice tra gli atenei regionali, o il primo rettore non italiano, espressione di quello scambio di saperi di cui si caratterizza l’UE. Ma chi sono i due contendenti alla guida di Unimc?

Francesca Spigarelli, 50 anni, insegna Economia applicata presso il dipartimento di Giurisprudenza, dove svolge attività di didattica su temi di economia industriale, economia dell’innovazione ed economia politica. I suoi ambiti di ricerca principali riguardano l’economia applicata allo studio dell’impatto degli investimenti diretti esteri a livello macro e meso economico, all’analisi delle dinamiche dell’industria, alla terza missione delle università, alla sostenibilità ed economia circolare. Dal 2013 dirige il China Center dell’Università ed è stata delegata dal rettore per il trasferimento di conoscenze e competenzeper l’autoimprenditorialità, per l’implementazione dei principi della Carta europea dei ricercatori e la progettazione comunitaria e per i rapporti istituzionali.

John Francis McCourt, 57 anni, è docente di Letteratura inglese al dipartimento di Studi umanistici di cui è direttore. In precedenza ha insegnato all’Università Roma Tre, dove è stato direttore del Centro di ricerca sulla letteratura irlandese e scozzese e all’Università di Trieste, dove è stato co-fondatore e co-direttore della Trieste Joyce School. È autore di numerosi libri e articoli su James Joyce e sulla letteratura irlandese del XIX e XX secolo. E’ stato Visiting professor/Fellow a Concordia University, Montreal, Université de Valenciennes, Université Sorbonne Nouvelle Paris 3, the Harry Ransom Humanities Research Centre, University of Texas, the University of Pennsylvania.

I punti più interessanti dei programmi secondo noi

Corriereuniv.it ha fatto alcune domande ai due docenti riguardo la loro visione di rilancio dell’Università di Macerata e ciò che concretamente vogliono fare per migliorare la fruizioni di chi l’ateneo lo vive, tra studenti e lavoratori, per proiettarsi sempre di più verso l’ambito internazionale senza dimenticare l’importanza del territorio. Qui potete trovare i programmi completi della prof.ssa Spigarelli e del prof. McCourt.

Uno dei punti fondamentali e particolarmente sentiti dagli studenti riguardano gli imminenti investimenti per l’edilizia universitaria, sopratuttto a fronte di quanto stanziato nel Pnrr. McCourt punta su ecosostenibilità e una nuova “fisionomia spaziale” degli immobili dell’ateneo. “Nei limiti dei vincoli, bisogna migliorare la fruibilità interna rendendoli tecnologicamente adeguati alle nuove modalità con cui si eroga la didattica, si studia, e si affronta le sfide della ricerca. Progettando con attenzione si può migliorare e ripristinare i luoghi simbolici e identitari dell’Ateneo – penso all’Aula Magna a Giurisprudenza e a Palazzo Ugolini a Studi Umanistici”. Senza però dimenticare l’edilizia residenziale per gli studenti non residenti “deve ritornare centrale nella politica di ateneo anche attraverso alla progettazione di un ampliamento della residenzialità diffusa che andrebbe anche ad intercettare un fabbisogno di recupero urbanistico cruciale per la città di Macerata”. E per quanto riguarda il trasporto urbano mettere a disposizione degli studenti un parco bici elettrico di 250 unità e migliorare la connessione dei trasporti della città con quelli nazionali “rispetto ad un ateneo a vocazione sempre più internazionale”.

Una delle proposte più interessanti del programma della prof.ssa Spigarelli è l’ideazione di una nuova Carta Europea del personale, come quella che da quasi vent’anni è stata adottata per docenti e ricercatori. “Come delegata del Ministero per l’Italia in Europa presso il gruppo di lavoro dedicato alle politiche delle risorse umane, intendo proporre di allargare i principi fondamentali della Carta a tutto il personale che opera nelle istituzioni di ricerca (tecnici, amministrativi, bibliotecari, personale esperti linguistici). Questo significa – afferma l’economista – che per ottenere il logo di “Excellence in research”, riconosciuto a quelle istituzioni che si impegnano con una strategia ben definita all’adozione della Carta, sarà necessario creare un complessivo ambiente di lavoro e condizioni di vita lavorativa di qualità che si estende a tutta la risorsa umana. UniMC potrà farsi promotrice e sperimentatrice di questo modello esteso e diffuso da esportare in tutta Europa”.

Branding e comunicazione

Un ateneo che sa comunicare è un ateneo che attrae studenti e ricercatori mettendo in luce i propri punti di forza. “I temi che ho citato nel programma sono tutti correlati e su tutti, in modo integrato, intendo lavorare: l’identità grafica, il merchandising, la presenza sul web fanno parte, come ci insegnano le migliori realtà internazionale, del modo di comunicare la sostanza e la qualità di quanto ogni giorno facciamo”, dichiara Spigarelli. “La comunicazione esterna è, in questo senso, lo strumento attraverso cui farsi conoscere e dialogare costantemente con i vari interlocutori del nostro Ateneo: studenti e studentesse in primis, sia italiani sia stranieri, comunità scientifica nazionale ed internazionale, territorio, enti ed istituzioni, altri Atenei”. Per quanto riguarda la comunicazione interna, invece, “si tutela con meccanismi di governance partecipativi e diffusi, rispettosi del metodo democratico e del pluralismo: per questo ho previsto una squadra molto ampia di pro-rettrici/rettori e delegati/e che fanno della co-creazione uno strumento di lavoro (ascolto dei bisogni e delle idee, condivisione di scelte e implementazione delle politiche) in squadra con i delegati e le delegate dei dipartimenti. Analogamente, assicurare comunicazione interna implica un rapporto di collaborazione e condivisione molto stretto con la governance dei dipartimenti”.

Rilancio di una comunicazione che parte da migliorie, oltre che metodologiche, anche di impatto social e web, con un restyling del sito dell’università è anche una parte del programma di McCourt: “Credo che dobbiamo partire dalle nostre tradizioni educative e valorizzarle. Bisogna comunicare in modo chiaro e vincente la nostra offerta didattica, anche rinnovando i siti dipartimentali che sono piuttosto obsoleti, in modo da renderli appetibili e accessibili agli studenti nazionali e internazionali di oggi e di domani. Bisogna valorizzare le eccellenze della ricerca e farle emergere principalmente in termini di comunicazione al fine di rendere chiaro il livello qualitativo del corpo docenti presso il nostro Ateneo. Comunicare l’idea di un università-comunità che mette al centro, sempre, la formazione dei propri iscritti”.

Una didattica che punta anche sulla formazione dei docenti

“Il nostro Ateneo possiede elementi di forza consolidati nel tempo che hanno saputo esprimere grandi eccellenze in tutti i dipartimenti. Ora la sfida – afferma McCourt – sarà quella di valorizzare le trasversalità per innovare la nostra didattica sui temi centrali della contemporaneità, ad esempio la digitalizzazione, i cambiamenti climatici, economici e politici e più in generale sulle grandi sfide che attengono alla riflessione umanistica. Il nuovo delegato alla didattica sarà chiamato a rafforzare un approccio interdipartimentale volto a far interagire attivamente i presidenti di tutti i Corsi di Studio – in coordinamento con il Presidio della Qualità di Ateneo (PQA) – per la realizzazione di nuove proposte formative. Sarà fondamentale, inoltre, puntare sulla formazione dei nostri docenti, così come sarà importante migliorare l’insegnamento delle lingue straniere in tutti i dipartimenti e l’acquisizione delle cosiddette soft skill, promuovendo attività formative trasversali e multidisciplinari finalizzate alle professioni del futuro”.

In questo ambito un punto di forza del programma di Spigarelli, invece, pur raccogliendo le sfide contemporenee di percorsi didattici su temi come la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile, è senza dubbio la volontà di fare di UniMc uno degli atenei capofila per la formazione degli insegnanti con la progettazione di nuovi percorsi pedagogici. “Su questo fronte non c’è concorrenza da temere, c’è solo da mettere a frutto e valorizzare il tanto lavoro fatto in questi anni, sui temi della pedagogia, dell’inclusione, della disabilità, degli strumenti innovativi a supporto dell’apprendimento. In questo senso UniMC ha un bagaglio di reputazione, conoscenze e competenze di livello nazionale ed internazionale di grandissimo valore. A fronte della previsione della costituzione di centri di Ateneo da dedicare alla riforma del reclutamento e della formazione degli insegnanti, la nostra Università si pone come naturale guida sul territorio e riferimento anche su scala nazionale“.

Reclutamento e attrattività per i docenti nazionali ed esteri

“La normativa in discussione pone l’accento in maniera particolare sulla figura del ricercatore, con contratti di durata pari a 7 anni, e sui meccanismi di reclutamento ponendo al centro la responsabilità e la trasparenza che gli atenei devono adottare nella procedura di selezione – afferma McCourt, che evidenzia, però, un’altra problematica tutta italiana: la capacità di “concorrere” tra gli atenei internazionali e nazionali sul perché un ricercatore dovrebbe puntare all’insegnamento proprio di uno specifico ateneo. “Resta aperto il nodo della capacità attrarre ricercatori, nazionali e stranieri, che possono contribuire al rafforzamento del nostro ateneo in termini di migliore ricerca e didattica e di incremento della capacità di attrazione di risorse pubbliche e private. Bisogna partire da un inserimento sempre più ampio e intenso nelle reti di ricerca europee e internazionali, da un potenziamento del nostro sistema bibliotecario – anche digitale – per rendere più attraente e competitivo il nostro ateneo. Bisogna poi considerare anche la possibilità di ricorrere alla chiamata diretta di studiosi – italiani e non – stabilmente impegnati all’estero. A questo processo deve dare un importante contributo anche l’assunzione di nuovo personale tecnico amministrativo con competenze a volte nuove e ibride così come già previsto delle novità normative”.

“Un Ateneo più attraente per una faculty internazionale è un Ateneo che offre opportunità innovative ed un ambiente di ricerca accogliente ed inclusivo – spiega Spigarelli -. Occorre continuare nel solco delle azioni e iniziative implementate in questi anni che hanno già dato ottimi risultati. Attualmente, UniMc ospita due vincitrici di bandi “Marie Sklodowska-Curie” sviluppati in collaborazione con nostre docenti e risultati vincitori a seguito di un percorso di formazione ed assistenza promosso dall’Ateneo”. L’aspirante rettrice ricorda come, nonostante la pandemia, l’ateneo marchigiano abbia ospitato “11 docenti nell’ambito dei nostri programmi per visiting professors; queste iniziative sono complementari a quelle promosse nell’ambito del programma Erasmus +, grazie al quale ospitiamo una media di 35 docenti all’anno”. Sottolienando come, nell’attuale governance in scadenza di cui l’economista fa parte, abbia lanciato il programma “Faculty International Mobility” per il corpo docente e ricercatore di insegnamento presso università ed enti di alta formazione all’estero. “Abbiamo infine promosso su più fronti la cosiddetta “internazionalizzazione a casa”, organizzando ad esempio seminari o iniziative formative per il personale docente e tecnico-amministrativo-bibliotecario volti a offrire una formazione specifica per la partecipazione ai ranking internazionali, per sostenere le azioni di placement internazionale, per il potenziamento dei percorsi didattici già attivi e per l’identificazione di nuovi programmi formativi da offrire in lingua inglese”. Senza dimenticare i giovani ricercatori: “Nel mio programma ho dedicato una attenzione particolare alla necessità di tutelare i nostri giovani e le nostre giovani nelle fasi iniziali della loro carriera accademica, offrendo opportunità di crescita, ma anche un ambiente di lavoro adeguato ed una attenzione alla loro posizione, come previsto dall’implementazione della Carta europea”.

Fondi per la ricerca e la didattica

In questo campo il prof. McCourt è critico sulla politica adattata in relazione all’ultima valutazione VQR che vede quintultimo l’ateneo marchigiano nella graduatoria delle Università statale in base all’indicatore R1c (ricercatori stabili) e per quartile. “Solo il dipaertmento di Giurisprudenza sarà candidato tra i dipartimenti di eccellenza nazionali. Il Dipartimento si è piazzato al 309° posto sul 350 ammessi ma alla fine solo 180 saranno scelti. Mi auguro vivamente che possa passare, e al contempo mi preoccupa fortemente la discesa nelle classifiche degli altri dipartimenti. Questo per forza si tradurrà in una riduzione dei fondi premiali da parte del Ministero negli anni a venire“. Rispetto le nuove regole dei ranking la quantità deve avere un’equilibrio con la qualità: più pubblicazioni di qualità su riviste internazionali e nazionali significa avere più fondi da poter investire. “Bisognerà anche sostenere i ricercatori più giovani, che spesso si sentono sotto pressione per dover pubblicare in tempi brevi. Nel mio dipartimento ho già creato una task force per sostenere la progettazione in chiave europea e per costruire in modo più coeso la progettazione anche a livello nazionale, nonché per valorizzare la ricerca di base”.

“Per l’attrazione di risorse che ci consentano di mettere in sicurezza i nostri percorsi di crescita virtuosi serve un lavoro di squadra – così la prof.ssa Spigarelli -. Non si può mai prescindere da una ottima idea scientificamente valida, che è il cuore di ogni buona progettualità. Per questo serve una eccellente capacità di ricerca e servono politiche di supporto della ricerca di base. Non si può prescindere dalla capacità di individuare filoni di impatto e di rilevanza della ricerca, in connessione con l’ambiente culturale, economico, sociale in cui la ricerca stessa si inserisce. Per questo servono persone esperte in impatto e valorizzazione della ricerca. Infine, non si può prescindere da una ottima capacità di comunicare e condividere la ricerca con la comunità scientifica e con la cittadinanza tutta”. E ancora: “Serve un lavoro di squadra, in cui le diverse attitudini e preferenze individuali siano un valore. Abbiamo già iniziato a impostarlo negli anni, ora occorre una attenzione maggiore e particolare affinché si possano rafforzare i risultati che già abbiamo conseguito. Credo moltissimo, in questo processo, nelle indicazioni che ci dà l’Europa: ci indica gli strumenti e ci offre concretamente possibilità di apprendimento anche grazie alle buone prassi condivise”.

Internazionalizzazione e rapporti con il mondo accademico russo

“Il rapporto con i governi e le istituzioni di Paesi che non condividono i nostri stessi valori e la nostra visione di inclusione e rispetto dei diritti umani va sempre gestito nella piena consapevolezza delle criticità che essi possono porre – dichiara Spigarelli -.  Ciò detto, l’Europa e la cultura dell’umanesimo europeo non chiedono affatto di alzare muri nelle relazioni tra i popoli; al contrario, occorre mantenere una relazione forte con le parti della società che sono più vicine e più interessate ai valori democratici e dello Stato di diritto. Credo che la diffusione della cultura democratica e dell’umanesimo passi anche dalla valorizzazione del multiculturalismo e dell’internazionalizzazione del sapere, a partire dalla libertà di ricerca. Ascolto, dialogo, collaborazione, comprensione dell’altro sono valori che connotato il nostro Ateneo nel mondo, anche grazie alla figura di Matteo Ricci. Nel mio programma indico esattamente questa come prospettiva da tutelare e promuovere: un Ateneo che fa del multiculturalismo e del plurilinguismo un aspetto caratterizzante. Il fatto che la cooperazione scientifica internazionale sia, in gravissime circostanze, momentaneamente sospesa nei confronti di un Paese, non potrà mai implicare che la collaborazione cessi di essere un percorso naturale di crescita e confronto.

Sullo stesso argomento la risposta del prof. McCourt è sostanzialmente concorde con quella di Spigarelli, evidenziando una necessità di guardare di più oltre l’Atlantico e nel Levante: “E’ molto importante per noi essere parte dell’Unione Europea, che è di fatto il nostro principale punto di riferimento. Allo stato attuale, non è possibile portare avanti la laurea a doppio titolo con il Moscow State Institute of International Relations, purtroppo, ma confidiamo nel futuro. In termini di relazioni extra europee, non si può non citare l’Istituto Confucio, che è un punto di forza per il nostro ateneo che ci dà anche accesso – tramite l’insegnamento della lingua cinese nelle scuole di tutta Italia – a una rete di contatti che possono senz’altro rivelarsi vantaggiosi per l’intero ateneo. Vedo, inoltre, grandi potenzialità in altri paesi come il Giappone o l’India, dove da anni io stesso ho ottimi rapporti con la Jadavpur University a Kolkata. Ritengo che l’ateneo abbia pochi contatti con gli Stati Uniti, che vorrei invece potenziare. A settembre, con l’arrivo a Macerata per il nostro Festival delle Humanities del Professor Nicholas Allen, direttore del Willson Center for Humanities & Art (University of Georgia), spero di siglare un accordo fra il dipartimento di Studi Umanistici e il centro che lui dirige”.

Orientamento: come attrarre gli studenti

L’orientamento universitario poggia su più direttrici: verso gli studenti delle scuole superiori e future matricole, verso chi deve scegliere una laurea magistrale o master, verso gli studenti esteri. Con tutta una serie di parametri che vanno dalla qualità dei corsi, alle rette, alla qualità di servizi e vita che offre l’ambiente interno ed esterno all’ateneo cui si sceglierà. Per McCourt “il lavoro di orientamento più importante è dato dalle lezioni dei nostri docenti e di conseguenza dal passa parola dei nostri iscritti verso le future studentesse e i futuri studenti. Bisogna puntare sempre più sulla qualità dell’offerta didattica. Poi bisogna coordinare il lavoro di orientamento, coinvolgendo tutti e cinque i dipartimenti e attivando una serie di attività mirate indirizzate alle allieve e agli allievi delle scuole, dal terzo superiore in avanti. I rapporti con le scuole di ogni livello e grado devono essere stabili, concorrendo alla progettazione di eventuali percorsi di accompagnamento su tematiche di interesse, e duraturi con l’obiettivi di instaurare un rapporto di mutua stima a cui segue naturalmente una fidelizzazione. I territori di riferimento non si possono circoscrivere alla sola sfera regionale. I progetti POT se bene costruiti con le loro risorse possono essere un esempio da seguire. Nell’orientamento le tempistiche con cui si approcciano gli attori del territorio sono cruciali”. Con un accento sulla promozione dei Corsi di Laurea in lingua inglese e “processi di coinvolgimento dei docenti e degli studenti devono essere stabili e istituzionalizzati al fine di esporre meglio ai nostri laureati triennali le potenzialità dei nostri percorsi di studio magistrale“.

“Il rinnovamento deve essere guidato da una nuova visione organica dell’Ateneo”, afferma la professoressa Spigarelli -. Divengono essenziali: una didattica di qualità, capace di cogliere i bisogni formativi contemporanei; un ottimo orientamento; opportunità di vivere esperienze internazionali e professionalizzanti; la tutela del diritto allo studio in tutte le sue componenti. Un Ateneo in grado di attrarre più studenti è però anche un Ateneo dove si fa ricerca di qualità, che si riversa nella didattica e che accresce la nostra reputazione nazionale ed internazionale. Un Ateneo più attrattivo è anche un Ateneo maggiormente capace di dialogare con il territorio in tutte le sue componenti e di valorizzare il rapporto con enti, istituzioni, imprese, così da creare un ecosistema innovativo e in costante fermento, in cui studenti, studentesse e tutto il personale possano trovare occasioni di sviluppo della propria professionalità e opportunità di collaborazione. Infine, non si può prescindere da un Ateneo che con la città e la regione sappia creare un ambiente di vita, studio e ricerca accogliente ed inclusivo, facile da raggiungere ed in cui è piacevole vivere, mettendo al centro le persone e il loro benessere. Incrementare le iscrizioni può essere quindi solo il risultato di un lavoro complesso e articolato di coordinamento tra didattica, ricerca, terza e quarta missione.

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