"L'okkupazione" costa parecchio all'Alma Mater

Gli studenti stanno facendo perdere la pazienza all’intera Regione Emilia Romagna. La seconda occupazione (iniziata un mese fa) della palazzina universitaria in via Capo di Lucca a Bologna da parte del gruppo “Bartleby” , costola del movimento di protesta dell’Onda, ha infatti spinto Lepida, la società della Regione Emilia Romagna per la realizzazione della rete regionale in fibra ottica, a scrivere all’Alma Mater.

La palazzina occupata ospita, infatti, uno dei 10 nodi nevralgici della rete digitale che dovrebbe collegare Regione, Comune, Provincia, Università, Azienda Usl, Rizzoli, S. Orsola, oltre a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. La Lepida quindi denuncia i “gravi danni” che l’occupazione dello spazio procura alle pubbliche amministrazioni bolognesi, per il rallentamento nei lavori di realizzazione della rete digitale cittadina. I danni si configurano, secondo la società, sia in maggiori costi dovuti all’affido a società esterne dei servizi di collegamento informatico (per il solo ateneo, 230 mila euro a trimestre), sia in penali da pagare all’impresa impegnata nell’allestimento della rete, per il blocco dei lavori.

Di tutta risposta l’ateneo fa già i conti di quello che gli potrebbe costare questo scherzetto: 230mila euro per un trimestre di ritardo nei lavori di via Capo di Lucca, solo per continuare a servirsi di fornitori esterni e senza invece considerare il peso di eventuali penali da corrispondere alla ditta appaltatrice. “L’Università – ha spiegato il prorettore agli studenti Paola Monari -non potrà farsi carico di questa gravissima situazione, che comporta il costo di una penale ingente, sottraendo fondi ad altri scopi. Saremo costretti a portare avanti tutti i provvedimenti a tutela del bene pubblico. Stupisce – continua la docente – che giovani sicuramente preparati a comprendere le esigenze di provvedimenti che vanno a favore di tutta la popolazione della città e della Regione non siano disposti a confrontarsi con le alternative che l’ateneo ha proposto fin dalla prima occupazione. Tali alternative – sostiene ancora il prorettore -sono sempre state accolte con piena soddisfazione dalle tante associazioni studentesche che animano la vita universitaria cittadina e che, nel pieno rispetto delle regole, hanno potuto disporre di spazi dove esprimersi attraverso le più libere e svariate attività culturali. Le porte sono aperte anche per il gruppo Bartleby, solo che lo voglia”.

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