L’INTERVISTA – Federico II, quando le elezioni diventano caos: “E’ solo una spartizione di potere”

Università

Le elezioni all’Università Federico II di Napoli non si tenevano da due anni. Eppure hanno fatto discutere, e non poco. La tornata elettorale di inizio aprile è stata preceduta da una serie di polemiche. I risultati, poi, hanno visto un vero e proprio plebiscito della lista di centrodestra “L’Aria che tira”, unita alla “Confederazione degli studenti”. Per vederci più chiaro abbiamo sentito Rita Cantalino, di Link Napoli, che ci ha raccontano come si è svolta la campagna elettorale e in che clima si vive la rappresentanza in una delle Università più importanti e prestigiose d’Italia. 

Scissioni, tensione, incontri notturni, addirittura un Golpe tentato nei confronti di Cesaro Junior. In che clima si sono svolte le elezioni universitarie all’Università Federico II?

Le elezioni in generale non sono mai una competizione che significa soltanto spartirsi dei posti di gestione ma significano quasi sempre, per alcuni attori che le vivono in maniera perversa, affermazione e spartizione di fette di potere, di soldi, di legittimità. Le elezioni universitarie sono spesso la riproposizione di questo triste scenario: si candidano le giovanili di questo o quel partito o sindacato che fanno del percorso di rappresentanza universitaria la propria scuola preparatoria della carriera politica e del numero dei posti ottenuti il curriculum da presentare alla direzione generale del partito per far vedere quanto valgono, ma si candidano pure, grandi associazioni che fanno della rappresentanza un vero e proprio mestiere, in cui attraverso soldi dei progetti (i gettoni di presenza sono uno spauracchio minimo, spiccioli rispetto a quello che si intasca) si riesce a tirare avanti fino alla trentina ampiamente passata. Gente che non si laurea perché l’università la mantiene, e che riesce a tenere la propria posizione attraverso sistemi clientelari o ha una sana legittimazione tra gli studenti costruita togliendo ogni spazio di agibilità a chiunque voglia proporsi come alternativa.

La vicenda del bando per queste elezioni è stata emblematica: uscito a cinque giorni dalla scadenza per la presentazione di liste e firme, richiedeva un numero spropositato di candidati con liste con soglie minime e un numero elevatissimo di firme, senza corsi in cui raccoglierle e con quattro giorni festivi di mezzo. Chiaramente, ed evidentemente, c’è anche ci fa rappresentanza sana, ma in questo marasma di politicismo e affarismo non riesce ad emergere, almeno alla Federico II.

 

Diecimila studenti chiamati al voto tra il 1 e il 2 aprile. Come giudica la partecipazione e la gestione della tornata elettorale?

La partecipazione alle elezioni universitarie è sempre drammaticamente bassa. In questo caso parliamo di una soglia che va tra il 10 ed il 15% della popolazione studentesca. C’è una fondamentale disaffezione degli studenti al tema della rappresentanza dovuta soprattutto al modo in cui gli stessi rappresentanti la esercitano. Le due frasi che mi sono sentita dire più spesso in questa campagna elettorale sono state “ah, perchè esistono i rappresentanti all’università?” (la gente nemmeno sa che esistono!) e “vi vedo solo nei giorni delle elezioni” perché oggettivamente fino ad ora, salvo rari casi felici, in moltissimi dipartimenti chiunque venga eletto rende testimonianza al proprio gruppo di provenienza e sparisce fino al prossimo giro. Sulla gestione ci sono tante di quelle voci di corridoio che non mi metterò a riportarle: il clima è stato pesante, in molti casi di intimidazione, e soprattutto di inimmaginabile connivenza tra certa componente accademica o ata e certi candidati, certe liste, che avevano palesemente più spazio per fare la propria campagna elettorale rispetto agli altri.

rita cantalinoVoglio riportare solo l’esempio di uno striscione enorme che indicava di votare un determinato candidato al Senato che per tutti i giorni delle elezioni è stato attaccato all’esterno della facoltà di Giurisprudenza. Quando l’abbiamo segnalato al presidente di un seggio ci ha risposto “vabbè, ma là non è propriamente università”.

 

 Come valuta il risultato di Link?

Link ha ottenuto 14 rappresentanti su 31 nel dipartimento di Studi Umanistici, 9 su 16 nel dipartimento di Architettura, tutti i seggi di quello di Matematica e un seggio su sette nel dipartimento di Scienze Sociali. Abbiamo inoltre conquistato tre seggi nel Consiglio degli Studenti d’Ateneo, dove siamo la forza di sinistra che presa singolarmente ha più seggi. Come organizzazione siamo soddisfatti perché non era una sfida semplice, e perché era la prima volta che ci candidavamo.

Abbiamo aspettato per due anni il ritardo di questo bando elettorale, e quando è arrivato era scandaloso: temevamo di non riuscire nemmeno a candidarci. Abbiamo fatto una campagna elettorale totalmente autofinanziata, spendendo il minimo indispensabile a fronte di chi ci ha messo migliaia di euro. Siamo stati tutti i giorni nei dipartimenti a parlare con gli studenti e tutte le notti a farci cartelloni e compilare materiale raffazzonato. Se avessimo avuto più mezzi saremmo sicuramente arrivati molto più lontano ma non ci lamentiamo: era la nostra prima esperienza e l’abbiamo condotta esattamente come lo volevamo noi, con correttezza, e in totale indipendenza. E siamo certi di essere gli unici a poterlo dire.

 

Quali saranno le vostre prossime mosse?

Naturalmente le prime cose che vogliamo fare sono mantenere quello che in campagna elettorale abbiamo detto. Presto faremo in modo di incontrare tutti gli studenti dei dipartimenti nei quali siamo stati eletti, ma anche quelli in cui non lo siamo stati, e raccogliere le loro istanze da portare negli organi nel primo caso, e da riportare e di cui chiedere conto ai rappresentanti eletti nel secondo.

Raffaele Nappi

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