Le dimensioni contano: gli italiani sesti al mondo. Vincono i congolesi

le dimensioni contano

Le dimensioni contano… La Colombia batte gli Stati Uniti, il Congo distrugge la Cina, il Sudan umilia la Spagna. Signori e signore, ecco a voi la classifica mondiale delle lunghezze medie degli organi genitali maschili. Sono 113 le nazioni prese in esame dalla Ulster University di Belfast. I risultati? I più dotati al mondo sono i signori del Congo, che raggiungono il traguardo dei 18 centimetri in media, seguiti a breve giro da Colombiani, Venezuelani e Ghanesi.

E gli italiani come se la passano? Non male, considerando il fatto che siamo i secondi in Europa ed i sesti nella classifica mondiale, con una media di 15,7 centimetri. Nell’UE, infatti, a farla da padroni sono a sorpresa gli islandesi, con una media che supera i 16 centimetri e mezzo.

E gli americani? Beh, pare che gli statunitensi siano piuttosto indietro in questo “settore”, con appena 13 centimetri di media, superati da canadesi, ucraini e dai nemici russi. Va sottolineato, comunque, che le misure tutte sono riferite al momento dell’erezione del pene.

Va male, malissimo per i cinesi, a cui la natura ha donato in media solo 10 centimetri: se la passano peggio, infine, proprio i loro acerrimi nemici, i coreani, che non superano i 9. Chissà se questa ricerca universitaria non possa unirli nella disgrazia.

Ecco la mappa interattiva dove è possibile confrontare tutti i paesi del mondo https://www.targetmap.com/viewer.aspx?reportId=3073

 

 

Total
2
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Il riscatto della laurea? L'INPS lo fa pagare 125 mila euro

Next Article

Test di Medicina, riammessi gli esclusi. Il Tar: immatricolazione per 30 studenti

Related Posts
Leggi di più

Rientro dei cervelli in fuga, la ministra Messa ci crede: “Abbiamo messo sul piatto 600 milioni di euro”

In Senato la ministra dell'Università ha confermato l'importante stanziamento del Governo grazie ai fondi del PNRR riguardo al programma di rientro dei ricercatori italiani che sono andati a lavorare all'estero. E sul no della Gran Bretagna per il visto speciale per i nostri laureati: "Noi siamo diversi da loro e accogliamo chiunque abbia le capacità di innovare".