Lavoro e licenziamenti, per work in progress la Fornero ha peggiorato le cose

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Il nostro sistema giudiziario civile richiede, ormai da tempo, nuove soluzioni per cercare di snellire le controversie troppo spesso compromesse da procedure e ingranaggi macchinosi. In particolare, in materia di licenziamenti la recente Riforma del Lavoro ha introdotto nuovi riti con l’’obiettivo di rendere più efficiente il sistema Giustizia. Ma ha risolto davvero l’’annoso problema?

“La riforma del mercato del lavoro della ministra Fornero non ha centrato gli obiettivi dichiarati, anzi in molti casi ha complicato il quadro normativo con svantaggi per tutti: i dipendenti, i datori di lavoro e i tribunali” – dichiara Tommaso Dilonardo, Presidente e Fondatore dell’’Osservatorio Work in Progress, Centro ricerche sociali su lavoro e nuove forme di occupazione –

Prima della riforma, per impugnare un licenziamento e tutte le questioni sussistenti tra datore di lavoro e dipendente,era sufficiente incardinare una causa di lavoro. Dopo la riforma, tralasciando qui l’’avvenuta complicazione delle modalità di licenziamento già in fase stragiudiziale, in primo grado sono previste due fasi: una prima fase, che ha dei termini leggermente abbreviati rispetto a quelli attuali e che si conclude con una ordinanza esecutiva, e una seconda fase, quella dell’’opposizione alla ordinanza di accoglimento o di rigetto del ricorso.

La seconda fase, davanti al tribunale di primo grado, si conclude con sentenza. Dunque i giudizi, per il primo grado, da uno diventano due: è vero che l’opposizione non è obbligatoria ma il fatto che la prima fase si conclude con una ordinanza e non con una sentenza chiarisce che già il legislatore ha ritenuto ovvia la proposizione delle opposizioni all’’ordinanza che definisce la prima fase.

Ma non finisce qui – continua Dilonardo – se un dipendente, come normalmente accade, con l’impugnazione del licenziamento intende introdurre altre questioni che riguardano il medesimo rapporto di lavoro, dopo l’entrata in vigore della riforma Fornero, non può più farlo e per alcuni diritti, che non possono essere introdotti con lo stesso ricorso, dovrà proporre un ulteriore ricorso.

In conclusione, prima della riforma il primo grado, per le impugnazioni di licenziamento, prevedeva l’’incardinamento di un ricorso (una causa), dopo la riforma i ricorsi raddoppiano ma possono anche triplicare, sono gli effetti perversi e contraddittori di un provvedimento che non è stato inserito in un progetto di Riforma più ampio, come al contrario, la situazione italiana richiederebbe”.

Tommaso Dilonardo è un avvocato esperto di diritto del lavoro. Dal 2011 Dilonardo è Presidente e fondatore dell’Osservatorio Work In Progress, il Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione che si occupa di effettuare analisi sul fenomeno della disoccupazione, in particolare giovanile, cercando di individuare buone prassi a livello europeo, mettere in rete ricercatori e esperti del settore, per la produzione di paper e documenti con proposte e indicazioni da sottoporre ai decisori e ai media per ampliare il confronto.

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