In Sicilia solo "posti riservati"

Dopo il racconto delle vicissitudine passate nell’ultima fase del suo percorso universitario alla facoltà di Scienze della comunicazione a Catania, Giulia entra più nel dettaglio dei 5 anni da studentessa universitaria che pur di ottenere la laurea è costretta ad accettare di tutto.

Quando decisi di iscrivermi a Scienze della Comunicazione lo feci perché, osservando il piano di studi, la didattica mi entusiasmava e soprattutto gli sbocchi lavorativi, di cui si parla tanto nelle università, mi sembrano adatti a me, insomma il mio sogno è “raccontare”, comunicare.

Ma presto capii, che se mi fossi iscritta a Lettere moderne sarebbe stata la stessa identica cosa, tranne che, almeno in quel caso avrei potuto insegnare, le materie sono identiche, fa eccezione il latino, i programmi pure. Parlando con i miei colleghi ci rendevamo conto che era veramente ridicola la situazione, non “comunicavamo” nulla e gli stessi professori non ci guardano ben volentieri, siamo la pecora nera di Lettere e Filosofia.

Ho anche deciso di non iscrivermi alla specialistica per le stesse ragioni, ovvero altri due anni della mia vita a studiare le stesse materie del triennio, ma si rendono conto? Non so a chi attribuire il mancato funzionamento del mio corso di laurea, tirate voi le somme.
Il mio caro prof. è stato poi esemplare, le sue avance cercavo di gestirle nel migliore dei modi, rigiravo la frittata, facevo la finta tonta, colei che non penserebbe mai che un professore come lui, alla sua età e con la sua professionalità potesse mai essere uno stronzo! Non l’ho denunciato perché dopo tutti i miei anni a studiare, volevo solo avere la MIA LAUREA e andare via.

La “prassi”, io la chiamo così, non è altro che l’indifferenza gratuita che ti offrono i professori quando scrivi la tesi, attenzione non tutti sono così, io conservo anche dei bei ricordi, ma sono in pochi. Perché l’accettiamo? E cosa dovremmo fare? Con qualcuno purtroppo dobbiamo fare la tesi, a qualcuno purtroppo dobbiamo sorridere. Per quanto riguarda gli assistenti o presunti tali, la loro è una vitaccia, sono i professori che devono seguirci, che devono stimolarci…pensavo che la laurea mi avrebbe permesso di fare grandi cose…ma ho capito che in Italia, in Sicilia le grandi cose sono già state assegnate, solo POSTI RISERVATI!

Giulia Castellano da Catania

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