“Fortnite è come la cocaina”: genitori contro il videogioco più amato del web

Un giudice canadese ha dato il via libera a una class action intentata da un gruppo di genitori contro lo “sparatutto” giocato online da 350 milioni di persone. Il motivo? I loro figli avrebbero sviluppato una dipendenza patologica del tutto simile a quella per le droghe pesanti.

Una class action contro Fortnite: un giudice canadese ha accolta la richiesta di un gruppo di genitori che vogliono intentare una causa contro uno dei videogiochi più amati e diffusi al mondo. Il motivo? Creerebbe una dipendenza molto simile a quella della cocaina e dell’eroina.

I loro figli costantemente online

A sostegno della lora tesi le famiglie avrebbero evidenziato alcuni dati: 7.700 ore passate in meno di due anni a giocare (un anno ha 8.760) da un tredicenne e il fatto che un bambino di 10 anni abbia speso 600 dollari in poche settimane per acquistare contenuti aggiuntivi.

350 milioni di giocatori al mondo

Fortnite ad oggi conta ben 350 milioni di giocatori, è uno “sparatutto” molto avvincente in cui sui può sfidare fino a 99 avversari con un unico obiettivo: rimanere l’ultimo in vita. È totalmente gratuito, è accessibile da tutte le principali dispositivi (pc, tablet, smartphone e console) e sono consentiti personalizzazioni a pagamento che fino ad oggi hanno fatto incassare 7,3 miliardi di dollari ai suoi sviluppatori, la Epic Games.

La mossa dell’Oms

 Il giudice ha stabilito che la class action non è “frivola o manifestamente infondata” e “che c’è una questione seria da discutere, supportata da accuse sufficienti e specifiche sull’esistenza di rischi o addirittura pericoli derivanti dall’uso di Fortnite”. La causa cade in un momento cruciale per il gaming, visto che l’Oms ha riconosciuto la dipendenza da videogiochi come “patologia mentale”.

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