Di giorno vende videogiochi, di notte fa il colorista

Spiderman – tavola di prova di AG

La gavetta “I sacrifici da affrontare sono tanti, quando cerchi di farti strada e fai un altro lavoro per tirare avanti”, racconta Andrea, 28 anni e un part-time in un negozio di videogiochi. Da anni, cerca di ottenere lavori come colorista digitale, una figura professionale che si è rinnovata con l’avvento  delle nuove tecnologie informatiche, il cui compito è dare vita alle tavole  in bianco e nero dei disegnatori, ragionando sui colori, sulle luci, le ombre, le atmosfere da dare alla scena. “Si può migliorare il disegno o rovinarlo in un attimo”, ci spiega. Il problema è rispettare le scadenze e consegnare in tempo il lavoro”. Andrea ha iniziato a farsi commissionare le tavole grazie al suo blog “Comixyz”. Una strategia che ha funzionato. “Ricevere 10 tavole da colorare e da consegnare entro 10 giorni, ti costringe a dover lavorare per tante ore davanti al pc, rinunciando al meritato riposo. Passo intere notti sulle tavole, quando riesco ad ottenere qualche lavoro retribuito”, dice.

Il suo “maestro”: il colorista di Spiderman Dopo il liceo e il DAMS, la scelta di seguire un master in colorazione digitale presso la Scuola Comics di Reggio Emilia, dove ha avuto come insegnante Fabio D’Auria, noto colorista della Marvel. “Un vero mostro”, per Andrea. I costi dei corsi della scuola vanno dagli 880 euro ai 2600- 3000 all’anno: “ce ne sono per tutte le tasche”, spiega. “Loro ti insegnano tutto quello che devi sapere, sta poi a te impegnarti per ottenere un lavoro. Devo però ammettere che molte volte il mio prof. mi ha indirizzato verso alcuni committenti e mi ha addirittura contattato per aiutarlo a colorare delle tavole”. Della sua università, invece, ci dice: “una miriade di cose teoriche e pochi laboratori”.

La crisi “I coloristi digitali lavorano nel settore dell’editoria a fumetti ma a mio avviso possono essere impiegati nel mondo del cinema e dei videogames per la colorazione degli storyboard o dello studio della caratterizzazione dei personaggi”, racconta, lui, che in passato, ha lavorato in un’agenzia di scommesse, ha fatto il benzinaio, ha tentato di fare il cameraman. A scoraggiarlo, non è la crisi. “E’ piuttosto quando mi sento dire frasi del tipo: “Ci colori queste pagine? Non ti paghiamo ma otterrai visibilità e ti farai pubblicità Con la visibilità non ci si fa la spesa”.

Opportunità e strategie Internet funziona. Al Nord, però, si hanno più possibilità lavorative grazie alle fiere del fumetto, molto più numerose rispetto a quelle del Sud. “Lì puoi entrare in contatto diretto con le case editrici ed i fumettisti che hanno bisogno di persone che sappiano fare questo lavoro”, ma una strada si trova comunque.“Sono io ad insistere per farmi notare. Contatto studi o fumettisti che cercano coloristi, presento il mio portfolio alle fiere del fumetto e cerco di entrare nelle grazie di possibili committenti per lavori futuri. A volte funziona, a volte no”.  E poi, c’è l’ associazione DylanDogFili, la fanzine ufficiale di Dylan Dog. Grazie a loro sto collaborando con tantissimi disegnatori italiani che, grazie alla loro esperienza, mi stanno insegnando un sacco di cose. Si diventa soci e loro contattano i disegnatori, gli sceneggiatori, e creano delle bellissime copertine da collezione, inseriscono storie inedite in ogni numero e regalano gadgets per la consegna della copia cartacea. Nessuno dei collaboratori è retribuito ma si ha l’onore di lavorare con grandi professionisti come Val Romeo, Maurizio Divincenzo e Luca Boschi.

AZ

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