Contratti generazionali, un fenomeno che si diffonde con successo

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Continuano a riscuotere grande successo i contratti generazionali specie in alcuni centri in Lombardia, Piemonte e Friuli.

Alcuni sperano, però, che il modello possa essere adottato in tutta Italia poichè si ritiene  che il passaggio del testimone tra nuova e vecchia generazione possa avvenire così in maniera meno traumatica per tutti.
Incentivi e copertura dei contributi da parte dello Stato si traducono, infatti, in un part-time per chi è più maturo e in un contratto di apprendistato per i giovani.

Interessanti i risultati di un sondaggio realizzato da Gfk Eurisko per Manageritalia, realizzato su un campione di 600 cittadini: gli over 60 non vengono considerati dei rottami e possono dare un contributo prezioso alle aziende. Rivoluzionario il 48% che ritiene invece che i sessantenni non siano più in grado di dare il loro meglio sul lavoro.

L’85% degli intervistati ha però chiesto che per loro si facciano meno fitti gli impegni. Il 59%, poi, ha proposto che gli over 60 accettino uno stipendio variabile, che sia cioè proporzionato ai risultati ottenuti.
Gli intervistati ritengono che sia inevitabile il prolungamento dei tempi di permanenza dei lavoratori più maturi sul lavoro, ma chiedono soluzioni di sistema e aiuti a sindacati, istituzioni e associazioni di rappresentanza.
E’ evidente che ci sia una vera e propria guerra tra giovani e persone più mature, che continuano a contendersi il posto di lavoro. Significativo il 32% che sostiene  di non voler mai accettare un pensionamento anticipato per lasciare spazio a un giovane.

Ci sono poi anche quegli adulti che vorrebbero poter smettere di lavorare ma sono costretti a rimanere, mentre i giovani spingono per ottenere una posizione e scalzare i loro antagonisti.
Il 53% degli intervistati ritiene che i giovani non abbiano rispetto per chi è più anziano e il 45% pensa che i giovani entrino nel mondo del lavoro rubando il posto agli over 60 soltanto quando il minor costo prevale su tutto.
Da parte loro, i più anziani dimostrano di avere voglia di trasmettere il loro sapere ai più giovani.

Il 93% vorrebbe svolgere la funzione di tutor. Pochi, invece, accetterebbero di concordare con l’azienda una riduzione di orario e retribuzione (44%).

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