Chi era Pietro Carmina, l’ex prof morto nella tragedia di Ravanusa

Le parole agli studenti che il prof di Storia e Filosofia aveva scritto ai suoi studenti nel commiato della pensione: “la vita non è un gratta e vinci: la vita si abbranca, si azzanna, si conquista. Non siate mai indifferenti e usate le parole che vi ho insegnto per difendere sia voi stessi e sia chi quelle parole non le ha”

Ha destato commozione e dolore tra i tanti suoi ex studenti la morte del professor Pietro Carmina, morto nella tragedia di Ravanusa (Agrigento). Il crollo di una palazzina nel centro della cittadina ha ucciso tante persone, tra cui l’ex docente di Storia e filosofia del liceo Foscolo di Canicattì, in pensione dal 2018.

Tra i suoi tanti ex studenti che lo adoravano, lo ricorda Irene Lo Bue, ora avvocata a Parma. “È il Prof che ti rimane nel cuore tutta la vita, che torni a trovare a scuola tutte le volte che torni a casa. Il Prof che continua ad essere tuo amico quando sei adulta. Che ha segnato la tua strada. Il Prof che faceva filosofia ascoltandoti e trovando le parole per arrivare a degli adolescenti che pensavano di avere mille problemi. Che ti ha insegnato, che ha riso e giocato con te. Il Prof con cui oggi avresti parlato di questa tragedia e avrebbe trovato le parole per provare a dare un senso a tutto questo. Con Lei la vita era più facile. Il Prof come dovrebbero essere tutti gli insegnanti. Noi abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di incontrarLa sulla nostra strada carissimo Prof. Pietro Carmina ma adesso il cuore è a pezzi…”.

I social piangono il professore di Ravanusa

Irene Lo Bue non si dà pace. “È stato il mio professore di storia e filosofia al liceo – ci spiega – Amatissimo insegnante, come dovrebbero esserlo tutti. Ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione. Adesso era un amico. Il cuore è a pezzi. Un grande professore posso dirlo a gran voce. Se ne è andato un pezzo di vita. Gli alunni lo amavano. Se guardi la sua bacheca è piena di ricordi da parte dei suoi alunni”.

Ed eccola la sua bacheca di Facebook. Colpiscono tanti messaggi, centinaia. Quello di Martina Palilla. “Caro professore – scrive – Non lo nego, è difficile riuscire a trovare le giuste parole in questo momento, ma soprattutto riuscire a realizzare quanto accaduto. Vorrei limitarmi a ringraziarla per avermi trasmesso con passione l’amore per la sua materia, per essere stato ogni giorno dalla parte dei suoi studenti, per avermi fatto aprire gli occhi su come va il mondo, su come va la vita e su quanto sia importante lo studio e la cultura. Semplicemente grazie per avermi permesso di conoscere, attraverso i suoi insegnamenti, una piccola, preziosa, parte di lei. Le sue parole in questa lettera sono scalfite nel profondo e le porterò con me, come ho fatto negli ultimi anni, una sorta di monito per fare sempre di più ogni giorno; insieme alle sue letture da “il mondo di Sofia”, i suoi esempi “quotidiani” per spiegarci Kant, battute, risate, rimproveri e tanto altro. Adesso il suo pullman si è fermato, più bruscamente di quanto potessimo immaginare, ma in qualche modo continuerà a viaggiare nelle vite di tutti i suoi studenti.”

Elettra Ministeri scrive: “Nutro rispetto per il ciclo della vita ma gli incidenti, quelli non li capisco, anzi rifiuto a capirli. Questione di pochi attimi e tutto potrebbe andare diversamente. È da tutto il giorno che mi domando “Com’è possibile? Com’è potuto accadere? Avrà avuto il tempo di capire?”

La lettera agli studenti per la pensione

“Ho appena chiuso il registro di classe. Per l’ultima volta.

In attesa che la campanella liberatoria li faccia sciamare verso le vacanze, mi ritrovo a guardare i ragazzi che ho davanti. E, come in un fantasioso caleidoscopio, dietro i loro volti ne scorgo altri, tantissimi, centinaia, tutti quelli che ho incrociato in questi ultimi miei 43 anni. Di parecchi rammento tutto, anche i sorrisi, le battute, i gesti di disappunto, il modo di giustificarsi, di confidarsi, di comunicare gioie e dolori, di altri, molti in verità, solo il viso o il nome. Con alcuni persistono, vivi, rapporti amichevoli, ma il trascorrere del tempo e la lontananza hanno affievolito o interrotto, ahimè, quelli con tantissimi altri.

Sono arrivato al capolinea ed il magone più lancinante sta non tanto nell’essere iscritto di diritto al club degli anziani, quanto nel separarmi da questi ragazzi. A tutti credo aver dato tutto quello che ho potuto, ma credo anche di avere ricevuto di più, molto di più. Vorrei salutarvi tutti, quelli che incontro per strada, quelli che mi siete amici sui social, e, tramite voi, anche tutti gli altri, tutti, ed abbracciarvi ovunque voi siate.

Vorrei che sapeste che una delle mie felicità consiste nel sentirmi ricordato; una delle mie gioie è sapervi affermati nella vita; una delle mie soddisfazioni la coscienza e la consapevolezza di avere tentato di insegnarvi che la vita non è un gratta e vinci: la vita si abbranca, si azzanna, si conquista.

Ho imparato qualcosa da ciascuno di voi, e da tutti la gioia di vivere, la vitalità, il dinamismo, l’entusiasmo, la voglia di lottare. Gli anni del liceo, per quanto belli, non sempre sono felici né facili, specialmente quando avete dovuto fare i conti con un prof. che certe mattine raggiungeva livelli eccelsi di scontrosità e di asprezza, insomma…rompeva alla grande. Ma lo faceva di proposito, nel tentativo di spianarvi la strada, evidenziandone ostacoli e difficoltà.

Vi chiedo scusa se qualche volta non ho prestato il giusto ascolto, se non sono riuscito a stabilire la giusta empatia, se ho giudicato solo le apparenze, se ho deluso le aspettative, se ho dato più valore ai risultati e trascurato il percorso ed i progressi, se, in una parola, non sono stato all’altezza delle vostre aspettative e non sono riuscito a farvi percepire che per me siete stati e siete importanti, perché avete costituito la mia seconda famiglia.

Un’ultima raccomandazione, mentre il mio pullman si sta fermando: usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha; non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi: infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non “adattatevi”, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa: voi non siete il futuro, siete il presente.

Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare, non state tutto il santo giorno incollati a cazzeggiare con l’iphone. Leggete, invece, viaggiate, siate curiosi (rammentate il coniglio del mondo di Sofia?).

Io ho fatto, o meglio, ho cercato di fare la mia parte, ora tocca a voi. Le nostre strade si dividono, ma ricordate che avete fatto parte del mio vissuto, della mia storia e, quindi, della mia vita. Per questo, anche ora che siete grandi, per un consiglio, per una delusione, o semplicemente per una risata, un ricordo o un saluto, io ci sono e ci sarò. Sapete dove trovarmi.

Ecco. Il pullman è arrivato. Io mi fermo qui.

A voi, buon viaggio”.

Professor Pietro Carmina

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