Botte agli studenti, coro di critiche contro la ministra Lamorgese: “Ma quali centri sociali? Dovrebbe dimettersi”

Non sono piaciute agli studenti le dichiarazioni della ministra dell’Interni Luciana Lamorgese sugli scontri con la polizia che si sono verificati durante le manifestazioni delle scorse settimane. “In piazza c’eravamo noi studenti, non si possono sostenere delle tesi false”. E l’Uds: “Nessuno di noi era a volto coperto. I video parlano chiaro”.

Richiesta di dimissioni e critiche feroci. Non sono piaciute agli studenti le parole della ministra Lamorgese pronunciate ieri in Parlamento riguardo agli scontri con la polizia durante le manifestazioni che si sono svolte nei giorni scorsi in diverse città italiane.

“Le proteste sono legittima ma ci sono state infiltrazioni da parte dei centri sociali che sono sfociate in violenza” ha detto in sintesi la ministra dell’Interno. “Non si può dire una cosa del genere, agitando lo spauracchio dei centri sociali, teorizzando che ci sono degli studenti buoni e degli studenti cattivi, per poi sostenere che c’erano i soliti facinorosi e in mezzo ci sono finiti pure i ragazzi che non avevano colpa” ha detto alla Stampa Federico Bernardini, uno degli studenti rimasti feriti a Torino nei disordini del 28 gennaio scorso.

“Io dico che non era una piazza organizzata dai centri sociali – ha aggiunto lo studente – C’eravamo noi studenti, persone dai 14 ai 18 anni che stavano protestando perché un loro coetaneo è morto, e volevano partire in corteo. Non c’era nessuna intenzione di attaccare la polizia, solo far sentire la nostra voce. La ministra dice cose false, ed è grave che lo faccia una persona nel suo ruolo. Chi c’era in piazza ha visto chiaramente che sono state le forze dell’ordine a usare la violenza e a non garantire la sicurezza e l’ordine pubblico per chi manifestava. Una ministra che non si assume le sue responsabilità e diffonde informazioni false dovrebbe dimettersi”.

“Se occupiamo ci sospendono, se scendiamo in piazza ci manganellano, se parliamo non ci ascoltano. Lo Stato deve chiedere scusa agli studenti e a se stesso. Perché le istituzioni hanno perso credibilità. Noi non ci stiamo alle lacrime da coccodrillo ed alla normalità a cui ci vogliono condurre – ha detto all’AdnKronos Luca Redolfi, coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti – Definire alleggerimento la spaccatura di una testa o di un bacino penso che denunci un problema sull’uso della forza. Studenti a volto coperto? I video parlano chiaro. Si vede chiaramente che tutte le prime file della manifestazione, soprattutto a Torino dove c’è stata la repressione più cruenta, sono a volto scoperto. Io credo che ormai la modalità di risposta delle forze dell’ordine e della politica siano le manganellate. E che i codici identificativi per le forze dell’ordine siano indispensabili per fare finalmente chiarezza e identificare i responsabili”.

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