Università, Qs ranking 2020: la Sapienza perde il primo posto in studi classici

L’univeristà di Roma superata da Oxford, balzo della Normale di Pisa all’ottavo posto. Il Politecnico di Milano nella top ten mondiale in architettura, design, ingegneria civile e meccanica. Bocconi quarta in Europa

Il passo indietro della Sapienza

La Sapienza di Roma perde il primato in Studi classici e, dopo essere stata prima al mondo per due anni consecutivi, cede lo scettro a Oxford e si piazza al secondo posto al mondo. C’è poi la Bocconi che scala una posizione per Business e Management ed è settima; il Politecnico di Milano si classifica tra le migliori dieci università del mondo in ben quattro materie: Design (sesto posto), Architettura (settimo), Ingegneria civile (settimo), Ingegneria meccanica (nono). Sono 47 le università italiane che rientrano nel nuovo Qs World University Ranking 2020 per discipline e facoltà. E ben 431 i corsi universitari messi sotto la lente dall’agenzia britannica Quacquarelli Symonds, che da dieci anni pubblica una delle più note classifiche universitarie al mondo, valutando oltre 13mila corsi in 1.368 università di 83 Paesi. Le posizioni nel ranking sono calcolate misurando la reputazione delle università nella comunità accademica globale, l’apprezzamento dei laureati da parte dei recruiter internazionali, l’impatto della ricerca (quante volte vengono citate le pubblicazioni) e la produttività, cioè la quantità di ricerca originata.

Le italiane, dunque. «Otto facoltà, due più dell’anno scorso, figurano tra le prime dieci del mondo nella loro area disciplinare», riassume Ben Sowter, responsabile Ricerca e Analisi di Qs. A guidare la classifica sempre la Sapienza di Roma, che pur perdendo la prima posizione del 2019 è seconda al mondo per Studi classici e Storia Antica (al primo posto quest’anno si è piazzata Oxford). «Considerando le top 50 del mondo – si legge nel focus della ricerca che riguarda il nostro Paese –si trovano numerose eccellenze. Per chi vuole studiare Storia antica e discipline umanistiche, l’Italia offre sei delle migliori opzioni al mondo». Oltre alla Sapienza, all’ottava posizione c’è la Normale di Pisa, Bologna alla 19esima, l’Università di Pisa 28esima, Tor Vergata 32esima (ma con uno scivolone di 25 posizioni rispetto al ranking precedente) e l’Università di Milano 39esima.

Mentre il Politecnico di Milano conferma la sesta posizione per Design, la settima per Ingegneria civile e scala quattro posizioni – dall’11esima alla settima – per Architettura, «in molte discipline, dalle scienze sociali alle scienze “dure”, le italiane compaiono nella top 50, con esempi prestigiosi come il corso di Computer Science del Politecnico di Milano (40esimo) o il programma di Fisica e Astronomia della Sapienza (35esimo)».

Bene anche il Politecnico di Torino, presente nella top 50 con diverse materie: Ingegneria civile (25esimo, sceso di un posto), Ingegneria meccanica (30esimo, migliorato di uno), Architettura (33esimo, nel 2019 era 38esimo), Ingegneria elettronica (38esimo, era al posto 42), Design (fa il suo ingresso nella Top 50, in 50esima posizione).

Nella top ten globale si trova anche la Bocconi di Milano, che si conferma una delle migliori business school del mondo: settima in Business & Management (era ottava nel 2019); e ben piazzata anche per Economia, Scienze sociali (16esima in entrambe, come lo scorso anno) e Accounting (17esima, un gradino in più).

C’è però una nota negativa, nell’analisi di Qs: il sistema italiano nel complesso non fa passi avanti. Ottantasei dei 431 corsi analizzati hanno peggiorato la propria posizione rispetto allo scorso anno e solo 67 sono migliorati. Un rallentamento dovuto soprattutto allo scarso impatto della ricerca prodotta. Mentre continua ad avere un peso importante la propensione dei datori di lavoro ad assumere laureati italiani: chiara dimostrazione che la loro preparazione è competitiva. «Dai nostri dati – spiega il direttore di Qs – si può vedere in quali aree le università italiane fanno peggio: complessivamente l’1,9% delle istituzioni comprese nelle prime cento posizioni al mondo sono italiane, ma sono solo l’1,4% quelle che vi figurano per impatto della ricerca; 3,5% per employer reputation. Per avanzare ulteriormente, i nostri analisti consigliano che gli atenei italiani continuino a mettere al centro della loro missione la garanzia di impiego per i laureati, migliorando però la produzione e la diffusione della conoscenza».

Nel confronto con il resto dell’Unione europea, l’Italia è al quarto posto dietro a Francia, Olanda e Germania. Nel dettaglio dei parametri di valutazione, risulta quinta per «reputazione delle università», dove viene sorpassata anche dalla Svezia; settima per impatto della ricerca (dietro a Olanda, Germania, Svezia, Belgio, Danimarca e Francia); terza per ricerca prodotta, dopo Olanda e Germania; e seconda, superata solo dalla Francia, per apprezzamento dei laureati da parte dei datori di lavoro. «In generale – commenta Jack Moran, analista di Qs – la traiettoria italiana è più lenta di quella dei partner europei; e su 3.013 corsi analizzati nel Vecchio Continente, si vede che, mentre nel resto d’Europa c’è un sostanziale equilibrio tra chi peggiora (562 programmi) e chi migliora (561), in Italia l’arretramento è più forte, rispetto alle posizioni scalate».

L’università migliore al mondo, secondo Qs, risulta il Mit di Boston, leader assoluto in 12 discipline. Harvard primeggia in 11, Oxford in otto. Interessante vedere che la Brexit non ha scalfito la potenza degli atenei del Regno Unito: ed è soprattutto grazie alla voce «ricerca» che, in generale, hanno registrato più guadagni (306 facoltà) che perdite (238). Piuttosto, registrano flessioni il sistema americano, che quest’anno nelle Top 50 piazza 769 università contro le 806 del 2018. E quello cinese, che per la prima volta rallenta, dopo cinque anni di crescita costante. In Asia, la migliore è l’università di Singapore, con 8 facoltà tra le Top 10 globali. Migliorano un poco India e Russia. In America Latina si distingue come sistema-Paese la Colombia e, a livello di singola università, la Universidad Nacional Autonoma de Mexico (12 programmi tra i Top 50) e l’università di San Paolo, Brasile (11 tra i Top 50).
Per quanto riguarda le prime della classe, quelle che vantano più corsi nella Top 10 mondiale, Cambridge stacca tutte le altre, con 38 discipline, contro le 34 di Oxford. Harvard è seconda con 35. Quarta, Berkeley (California) con 32, Stanford con 30, Mit con 21. Alle spalle un po’ di Europa: l’Eht di Zurigo con 13 materie eccellenti, la londinese Lse (13) e di nuovo gli Stati Uniti: University of California, Los Angeles e Yale.

L’Olanda, che negli ultimi anni si è affermata come meta alternativa alla Gran Bretagna per avviare o proseguire carriere – e conta ormai più di 100mila studenti internazionali (l’11,5% del totale), un po’ da tutto il mondo – vanta il miglior corso al mondo in Comunicazione e media (ad Amsterdam) e in Agricoltura. Secondi posti per Architettura e Ingegneria civile (all’università di Delft), Odontoiatria (Amsterdam). Eccellenti anche i programmi di Veterinaria di Utrecht (quarto migliore del mondo), Ingegneria meccanica (Delft, quinto posto), Storia classica e antica (Leiden, sesto), Management e ospitalità (l’Aja, sesto), Scienze ambientali (Wageningen, settimo), Sociologia ad Amsterdam (decimo). Ad eccellere, nelle 21 università di cui sono stati analizzati 268 corsi, è soprattutto la ricerca: almeno 82 facoltà superano la votazione di 90/100, un dato che colloca il Paese dei tulipani davanti non solo all’Italia, ma anche a Germania, Spagna, Belgio, Svizzera. Decisiva anche la spinta dell’innovazione: in Europa, l’Olanda è al secondo posto per numero di brevetti per milione di abitanti.

L’Università di Bologna è il primo ateneo d’Italia per numero di materie presenti nella top 100 del nuovo QS World University Rankings by Subject. L’Alma Mater si posiziona tra i primi 100 atenei a livello globale in 21 discipline: un risultato che possono vantare solo 70 università al mondo. Il QS World University Rankings è una delle più prestigiose classifiche universitarie internazionali. La sua declinazione per discipline, pubblicata oggi (domani per chi legge) nell’edizione 2020, raccoglie informazioni su più di 13mila corsi di studio in quasi 1.400 atenei. Tra le 21 discipline dell’Università di Bologna presenti nella top 100 della nuova classifica, 4 rientrano tra i primi 50 posti al mondo: Classics & Ancient History al 19esimo posto, Modern Languages al 39esimo posto, Agriculture & Forestry al 39esimo posto e Dentistry al 40esimo posto. Guardando invece alle macro-aree del sapere, cioè i raggruppamenti tematici delle singole materie, l’Alma Mater è nella top 100 mondiale in tre casi: Arts & Humanities, Social Sciences & Management e Life Sciences & Medicine. «L’alta qualità diffusa in tutti i campi del sapere è una caratteristica centrale dell’Università di Bologna», commenta il rettore Francesco Ubertini. «Questi risultati lo confermano, premiando tanto le competenze, la preparazione e l’impegno dei nostri docenti e ricercatori che i forti investimenti fatti in questi anni su tutte le articolazioni del nostro Ateneo nel campo della formazione, della ricerca e per i servizi offerti agli studenti».

corriere.it

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