Università, presentate le linee-guida

lineeguida.jpgMeno corsi e più merito. E ancora: lezioni in lingua straniera, prestiti d’onore per gli studenti, valutazioni periodiche dell’attività svolta dai docenti, commissariamento per gli atenei inadempienti dal punto di vista finanziario. Sono le principali indicazioni emerse dalle linee-guida per l’università presentate dal ministro Mariastella Gelmini e varate ieri pomeriggio dal consiglio dei ministri.
Linee-guida che – insieme alle altre proposte che emergeranno dal confronto parlamentare e dalla discussione pubblica – saranno presto tradotte in disegni di legge. Un documento dettagliato di 11 pagine – beninteso: semplici proposte programmatiche, niente decreti stavolta – individua alcune linee d’intervento che fanno perno sui concetti di autonomia, responsabilità e merito e ipotizza anche il superamento del valore legale del titolo di studio. Ecco nel dettaglio quali sono le proposte del governo per cambiare la fisionomia del mondo accademico.
Meno corsi, più qualità. Occorre ridurre gli insegnamenti (ora sono 180 mila, affidati per il 40% a docenti esterni, spesso giovani sottopagati) e razionalizzare i corsi di studio. A questo proposito il Governo auspica che le università procedano a una netta riduzione da subito, anche prima che siano emanati i necessari provvedimenti ministeriali. Si suggerisce di incentivare i corsi di laurea con insegnamenti in lingua straniera, di modificare le procedure di accesso ai corsi a numero programmato, di avviare le procedure di accreditamento dei corsi sulla base della qualità, di valutare se tenere aperte o no certi sedi decentrate e di promuovere l’educazione tecnico-scientifica.
Diritto allo studio. Va dato un forte impulso ai prestiti d’onore e potenziate le risorse per le residenze universitarie. Si suggerisce anche di incrementare i corsi universitari in orario serale per far fronte alle esigenze degli studenti che lavorano.

Risorse in base al merito.
Entro la legislatura il 30% delle risorse dovrà essere erogato su base valutativa (già nel 2009 questa percentuale dovrà attestarsi al 7% di tutti i fondi di finanziamento). Si deve accelerare l’entrata in funzione dell’Agenzia della valutazione e attribuire da subito ai risultati della valutazione della ricerca un peso significativo nell’attribuzione delle risorse.
Reclutamento e promozione docenti. Il meccanismo delle idoneità multiple va eliminato. Bisogna poi rivedere il meccanismo degli aumenti delle retribuzioni sostituendolo gradualmente con valutazioni periodiche dell’attività svolta. Riformare i meccanismi di selezione dei professori associati e ordinari distinguendo tra reclutamento e promozione e ridefinire e ridurre, in tempi rapidi, i settori scientifico-disciplinari.
Dottorati, nuove regole. L’idea è quella di razionalizzare e riorganizzare i dottorati di ricerca predisponendo nuove modalità di ammissione e ripensandone la durata. Tra le priorità anche quella di promuovere la residenzialità dei dottorandi.
Governance e mandato rettorale. Oltre a completare le norme che consentono alle università di trasformarsi in fondazioni, si prevede di distinguere in modo netto tra le funzioni del Senato accademico e del consiglio di amministrazione, di ridefinire il ruolo del rettore (non più di due mandati per un massimo di 8 anni), di favorire i processi di aggregazione federale degli atenei.
Responsabilità finanziaria. Intanto, va gradualmente ridotta l’incidenza della spesa per il personale, e poi bisogna dare un giro di vite dal punto di vista finanziario: imporre agli atenei con bilanci in deficit un piano concreto e rapido di rientro nella norma e predisporne il commissariamento in caso di inadempienza; rivedere il rapporto tra le facoltà mediche, gli atenei e il sistema sanitario per raggiungere un equilibrio tra funzioni e costi.

Manuel Massimo

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