Un italiano su dieci pensa che le donne non siano portate per le materie Stem. La ministra Messa: “Siamo alla preistoria”

Una ricerca condotta da Euromedia Reserach in collaborazione con Fondazione Bellisario, E-Campus eLink University evidenzia come il 13% degli italiani consideri le materie scientifiche-tecnologiche poco adatte alle donne. La rabbia della ministra dell’Università e della Ricerca: “Risposte stereotipate, istintive, non provate. C’è un aspetto culturale difficile da modificare”.

Per il 13% degli italiani le donne sono meno portate alle materie Stem: è uno dei dati emersi dalla ricerca “Materie Stem: perchè le donne sono ancora in minoranza” presentata oggi alla Link University Campus a Roma e realizzata da Euromedia Reserach in collaborazione con Fondazione Bellisario, E-Campus e
Link University.

Siamo all’epoca preistorica, non userei altri termini. Sono risposte stereotipate, istintive, non provate. C’è un aspetto culturale difficile da modificare ma molto rilevante”, dice sconsolata la ministra dell’Università Maria Cristina Messa la quale tuttavia porta alcuni dati positivi: i laureati nelle materie Stem in Italia sono il 24,7%, un dato non lontano da Francia e Spagna ma ancora distante dalla Germania al 32%. Tuttavia negli ultimi 5 anni le immatricolazioni sono state più di 9 mila e nell’ultimo anno l’aumento delle immatricolazioni è stato del 15% di cui una buona percentuale sono donne.

Lo studio presentato oggi rivela anche che meno della metà (43.4%) della popolazione italiana, pur conoscendo le discipline tecnico-scientifiche, è a conoscenza del termine STEM per indicare questo settore di studi. Nonostante la poca conoscenza del termine, viene ampiamente riconosciuta l’importanza dello studio delle materie STEM, anche in un’ottica di preparazione di quelle che saranno le classi dirigenti del futuro. Un valore percepito soprattutto tra la popolazione più adulta. La parte di popolazione più giovane, invece, risulta leggermente più passiva rispetto all’importanza di queste discipline.

Sono quasi 2 su 3 gli italiani che si dichiarano disposti a indirizzare un proprio figlio verso lo studio delle materie scientifiche-tecnologiche e per tre quarti della popolazione, le materie STEM garantiscono maggiori possibilità lavorative rispetto ad altri percorsi di studi.

Per il 36.4% degli italiani, inoltre, oggi il settore STEM è “popolato” soprattutto da uomini. Un gender gap che si registra anche nelle le percezioni degli italiani: se da un lato le donne sono ancora più convinte di questa disparità vissuta sulla propria pelle, dall’altro, per molti uomini è una questione che non esiste, in
quanto, secondo l’opinione del 38% di questi ultimi, non c’è alcuna disparità di genere in questo settore. Queste differenze, invece, sono presenti e certificate. Secondo i dati della Banca Mondiale, nel mondo, su 10 laureati in materie STEM, meno di 4 sono donne.

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