Studenti italiani, bravi nella lingua di Shakespeare

Le nuove generazioni italiane migliorano nella lingua inglese. A stabilirlo sono le ultime statistiche IELTS che abbattono un pregiudizio ormai diffuso: quello del nostro inglese maccheronico

Le nuove generazioni italiane migliorano nella lingua inglese. A stabilirlo sono le ultime statistiche IELTS che abbattono un pregiudizio ormai diffuso: quello del nostro inglese maccheronico

Saranno i voli low cost ad aver reso più accessibile l’estero, l’Erasmus a favorire gli scambi o finanche i social network a far dialogare milioni di persone di nazionalità diverse tra loro in rete, fatto sta che gli studenti italiani iniziano a conquistare punti nelle classiche linguistiche internazionali. In particolare nella conoscenza della lingua di Shakespeare. E a dispetto di quel che si crede generalmente sull’inglese degli italiani, non siamo tanto lontani dall’aggiudicarci un buon voto in pagella.

A conferma dei buoni risultati raggiunti sopraggiungono anche le statistiche diffuse dal recente rapporto IELTS, il test di certificazione linguistica internazionale. Secondo gli ultimi risultati dei test il livello di conoscenza dell’inglese da parte degli studenti italiani è notevolmente migliorato negli ultimi anni.

Panorama Europa. L’Italia – secondo il British Council, l’ente britannico per le relazioni culturali e la diffusione della lingua inglese nel mondo – è il settimo paese al mondo per numero di candidati al test IELTS e nelle performance generali si comporta bene, addirittura meglio di altri paesi europei.

I numeri. Nel 2009, infatti, tra gli studenti italiani che hanno sostenuto il test IELTS, solo l’1% ha conseguito un risultato inferiore a B1 (15%), generalmente ritenuto livello-soglia al termine delle lauree triennali. Quasi la metà dei candidati invece si colloca sul livello B2 (48%), sul quale si basano alcuni corsi di lingua delle lauree triennali e molti di quelle specialistiche. Significativo il fatto che oltre un terzo degli studenti si collochino al livello C1 (36%), mentre ancora stenta la perfezione: appena l’1% riesce a raggiungere il livello più ambito, il C2.

Il test. Il test si struttura in quattro prove corrispondenti alle abilità linguistiche fondamentali: ascolto, lettura, scrittura e conversazione. Le pecche maggiori degli italiani, secondo le statistiche, sono nelle ultime due prove (soprattutto la scrittura, in Italia si scrive poco, tanto meno in lingua straniera), mentre l’abilità per la quale i candidati risultano più preparati è la lettura, forte della vasta diffusione dell’inglese su vari supporti. Generalmente, per l’accesso ai corsi di laurea nei paesi anglofoni si richiede un B2 (in alcuni casi il C1 a seconda della disciplina o del prestigio della sede accademica), mentre per master e dottorati si parte dal C1 ma in alcuni casi è necessario il C2.

 Anna Di Russo

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