Scuola, il ministro Bianchi lancia l’allarme: “Tra 10 anni ci saranno 1,4 milioni di studenti in meno”

Se non sarà un Armageddon poco ci manca: entro il 2033 la scuola italiana avrà quasi 1 milione e mezzo di studenti in meno rispetto alla quota di oggi. A dirlo è il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che quindi invoca la necessità di aumentare le risorse per accrescere la qualità dell’insegnamento nel nostro Paese, in primo luogo diminuendo le classi.

Tra dieci anni la scuola italiana perderà quasi 1 milione e mezzo di studenti: l’allarme è stato lanciato dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che è intervenuto alla presentazione della Unesco Chair on Urban Health all’Università La Sapienza di Roma. “Da qui al 2032-33 l’Italia avrà 1 milione e 400 mila studenti in meno, una caduta demografica di grande portata, che coinvolge la struttura sociale, le ambizioni e le speranze del Paese. Bisogna avere ancora più attenzione alla scuola – ha specificato – Come già stiamo facendo tutte le risorse che ci sono per la scuola devono rimanere sulla scuola. Bisogna ridurre il numero delle classi e aumentarne la qualità. La scuola non deve essere solo scuola di apprendimento ma anche avere capacità di costruzione di una comunità”.

Parole però che potrebbero anche suscitare un ulteriore allarme tra il corpo docente, già alle prese con gli interrogativi e dubbi sulla riforma del reclutamento e che avrà una prima appendice nello sciopero proclamato per venerdì 6 maggio da parte dell’Anief.

“Noi abbiamo sempre avuto la sicurezza che la scuola c’è – ha invece ribadito Bianchi – La scuola è il battito della comunità. Una società che vive il benessere deve percepire il battito della comunità, dei ritmi collettivi che permettono di pulsare insieme e questa pulsazione parte dalla scuola. In questo momento c’è bisogno di ricucire il paese e formare di più coloro che si occupano di scuola: stiamo investendo moltissimo sulla formazione dei nostri insegnanti, anche grazie al Pnrr. La scuola deve essere portatrice di una idea nuova, aperta, di vita collettiva. Come investiamo nella formazione in servizio, per creare figure intermedie nelle nostre scuole che progettino l’innovazione, con una capacità di strutturare il rapporto tra la ricerca e la sua traduzione in vita collettiva – ha proseguito Bianchi – Viviamo in una sorte di angoscia del tempo, di sindrome dell’agenda piena, anche i ragazzi, che vivono grande malessere, ancor più dopo la pandemia. Bisogna riconquistare il tempo e lo spazio” ha concluso il ministro.

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