Scuola ed Università: i numeri da cambiare per allinearsi all’Europa

l via un confronto internazionale sui dati di scuola, università e ricerca Italiana. Se ne è discusso al convegno tenutosi oggi presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma,”I Numeri da Cambiare“, anche titolo di una pubblicazione curata dall’Associazione Treellle.

Al via un confronto internazionale sui dati di scuola, università e ricerca Italiana.

Se ne è discusso al convegno tenutosi oggi presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma,”I Numeri da Cambiare“, anche titolo di una pubblicazione curata dall’Associazione Treellle. Gianfelice Rocca, Presidente Gruppo Techint, e Attilio Oliva, Presidente Associazione TreeLLLe, hanno spiegato quanto la crisi influisca sul sistema dell’educazione italiana.

I recenti dati OCSE su “education at a glance”, la ricerca CNEL su istruzione e lavoro e l’inaugurazione dell’anno scolastico, sono tutti sintomi di un’attenzione non più e non soltanto settoriale rispetto all’argomento scuola.

La ricerca è stata illustrata e discussa da autorevoli personalità quali Fabrizio Barca, Ministro per la Coesione territoriale, gli ex ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini e Luigi Berlinguer e l’attuale ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo.

Nel sistema scolastico italiano sono evidenti i ritardi e le anomalie rispetto agli indici medi degli altri paesi europei. A sottolineare il gap con l’estero sono il distacco tra formazione secondaria e lavoro da un lato e università, ricerca e impresa dall’altro.

Per Gianfelice Rocca: “L’Italia è migliorata, certo, se guardiamo al decennio che abbiamo appena attraversato”. Nel 2000 infatti gli italiani che si laureavano erano il 19%, nel 2010 il dato è salito al 32%. Ma l’Europa è passata dal 27% al 40% nello stesso periodo. “Il sistema educativo italiano migliora – ha incalzato il Presidente Gruppo Techint – ma i suoi indici non sono ancora come quelli europei”. Anche nel confronto con la Germania, il nostro sistema nazionale continuerebbe ad allontanare la prospettiva di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. In Germania il 7% della popolazione tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di studio post-secondario professionalizzante ed è specializzato nelle professioni richieste dalle imprese. In Italia questo tipo di laureati è sostanzialmente assente (0.5%). “Il nostro paese è in crisi ma dobbiamo puntare sulla costruzione di nuovi punti di forza come riconoscere autonomia alle eccellenze italiane nella scuola nell’università e nella ricerca riducendo le divergenze rispetto a coloro che rimangono indietro” – ha concluso Rocca.

Per Attilio Olivia, presidente dell’Associazione che ha pubblicato il report: “E’ doveroso puntare ad un sistema educativo di maggiore qualità e far ripartire l’Italia nonostante la crisi”. L’obiettivo secondo Oliva è raggiungere gli indici medi europei attraverso nuovi modelli organizzativi. La scuola primaria italiana oggi spende 8.669 dollari per studente contro i 7.762 della media europea. L’università, invece, necessita assolutamente di nuove e migliori risorse per allinearsi a quella europea.

In conclusione Oliva suggerisce che per migliorare il sistema educativo del nostro paese, occorre rompere la gestione statale ipercentralizzata a favore di maggiori autonomie, curando la selezione del personale docente e dirigente, incentivando l’equilibrio tra efficienza ed efficacia del servizio.

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