Prof sospesa ritorna in classe: "Felice di essere tra i miei ragazzi"

Ad accoglierla in classe sono stati i suoi studenti, con un mazzo di rose: quindici, come i giorni di sospensione. Mentre i colleghi, solidali, l’hanno omaggiata con delle orchidee, simbolo di eleganza e passione. Ha scontato la pena Rosa Maria Dell’Aria, la professoressa sospesa dall’ufficio scolastico provinciale di Palermo per un lavoro realizzato dai suoi alunni dell’istituto tecnico “Vittorio Emanuele III”, nel quale accostavano le leggi razziali al decreto sicurezza. “Oggi è una bellissima giornata, sono felicissima di rientrare a scuola con i miei alunni”, ha dichiarato, alla fine dell’umiliante esperienza che l’ha coinvolta a un soffio dalla pensione, dopo 34 anni di insegnamento.
Sospesa per due settimane rientra in quella scuola dove il ministro dell’Interno si è detto disposto ad andare per incontrare gli studenti e spiegare il decreto. “Continuerò a insegnare ai miei ragazzi a crescere, a riflettere a non essere indifferenti – ha detto l’insegnante – e a prendersi cura dell’altro, a essere consapevoli”. Oggi lezione di Storia. Si parlerà di Europa perché “per me è un valore”.
La vicenda sembrava potesse prendere una piega diversa la scorsa settimana, quando, nel corso di un incontro in prefettura, i ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti avevano annunciato una soluzione. Ma la prof aveva chiesto “non clemenza”, ma “una dichiarazione ufficiale nella quale si dice che non ha alcuna colpa”, una riabilitazione pubblica che sottolinei che è stata punita ingiustamente. Dichiarazione che non è mai arrivata.
Mentre una petizione per il suo reintegro lanciata dal segretario del Pd Nicola Zingaretti su Change.org ha raccolto 57mila firme in 24 ore. Il figlio, l’avvocato Alessandro Luna, ha già annunciato ricorso al Tribunale del lavoro, perché la battaglia continua. Solidale anche la dirigenza dell’istituto: “Sono certo che i suoi legali faranno ricorso”, ha detto il vice preside, Giuseppe Castrogiovanni. “Credo – ha aggiunto Castrogiovanni – che il preside abbia avviato contatti col ministero e l’ufficio scolastico per trovare una soluzione e annullare gli effetti di un provvedimento apparso ingiusto e sproporzionato a tutt’Italia”.
 

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