Orientarsi con la Guida, Conservatorio

I consigli di una docente ed esperta nel campo della musica a 360 gradi sono sempre un grandissimo contributo per chi decide di affacciarsi al mondo della musica. Ecco la dottoressa Angelica Celeghin, insegnante al Conservatorio di Perugia.

PARLA LA DOCENTE. Angelica Celeghin: Flautista, musicologa e docente di teoria ritmica e percezione musicale al Conservatorio di Perugia

I consigli di una docente ed esperta nel campo della musica a 360 gradi sono sempre un grandissimo contributo per chi decide di affacciarsi al mondo della musica. Ecco la dottoressa Angelica Celeghin, insegnante al Conservatorio di Perugia.

Proviene da una famiglia di musicisti. Questo elemento quanto ha influenzato il suo amore per la musica? Certamente tanto quanto può fare un ambiente familiare culturalmente stimolante: le frequentazioni intellettuali abituali dei genitori sono degli ottimi input.

Caratteristiche per un giovane che decide di scegliere la strada della musica? Oltre a un naturale talento, certamente non possono assolutamente mancare grande forza di volontà e costante dedizione: mi sforzo di spiegare ai miei studenti che una volta scelta una strada, questa deve essere percorsa con la più forte determinatezza. Non ci si può permettere oggi di fare i volubili: il confronto con l’estero ci obbliga a dei livelli qualitativi molto elevati.

Differenze sostanziali tra il sistema formativo italiano ed estero? Con l’attivazione a pieno regime di Trienni e Bienni i Conservatori hanno avuto la possibilità di avviare nel loro interno delle interessanti rimodulazioni delle proposte didattiche, fatti salvi i parametri ministeriali. Sarà interessante verificare poi nell’immediato futuro quanti di essi riusciranno a proporsi come fonte d’ispirazione anche realtà già percorse da decenni in altri Paesi.

Un laureato al conservatorio trova occupazione? O è un’utopia? Non è utopia, ma ribadisco che dipende molto dalle aspettative finali dello studente; so di alcuni che hanno preferito frequentare il Triennio affrontando 1800 ore annuali, tra lezioni frontali, lezioni individuali e ricerca – l’equivalente di circa 6 ore giornaliere, agosto e domeniche esclusi – lasciandosene circa 400 alle spalle nel Conservatorio in cui erano nati e nel quale godevano anche di ottimo credito.

Un consiglio che può dare ad un amante della musica che vuole iscriversi ad un Conservatorio. Come già detto, porsi degli obiettivi: voglio l’attestato finale o costruirmi una realtà con cui potrò confrontarmi con le proposte che mi verranno dall’estero? Allora, viste le eccellenze che i nostri Conservatori possono offrire è importante fare una scelta oculata e non basata su immediate illusioni, e sfruttare al massimo le potenzialità di quella Istituzione cui gli studenti si rivolgono, seguendone i consigli.

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