Ora di religione sotto inchiesta: "Molti genitori contro ma temono i dirigenti scolastici"

L’ora di religione torna al centro della polemica sui diritti scolastici. Il Comitato nazionale Scuola e Costituzione denuncia la sistematica violazione dei diritti degli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, di ogni ordine e grado. Al Comitato nazionale arrivano continuamente segnalazioni di genitori che denunciano come l’ora alternativa a quella di religione non sia garantita, rispettando tutti i criteri previsti, così come ogni altra ora curriculare, come Italiano, o Storia, o Inglese.
“Vengono soppresse voci che garantirebbero la libera scelta delle opzioni disponibili, che dovrebbero essere offerte alle famiglie, a inizio anno scolastico, che hanno scelto di rinunciare all’insegnamento della religione cattolica, vengono altresì non programmate attività alternative, manca la corretta informazione alle famiglie e agli studenti che, per esempio, non sanno, per lo più, che la scelta di avvalersi, o meno, dell’insegnamento della religione cattolica va fatta ogni anno”,  scrive Matteo Viviano, coordinatore ligure del Comitato nazionale Scuola e Costituzione, in una comunicazione-denuncia inviata al Miur.
“Molte sono le segnalazioni che ci arrivano sulle cosiddette Attività didattiche e formative alternative all’insegnamento della religione cattolica, ovvero sull’effettiva offerta dell’insegnamento alternativo a quella di religione – spiega Viviano – non soltanto le famiglie non sempre vengono messe davanti alla scelta di quale attività scegliere per il proprio figlio, come invece dovrebbe accadere, ma talvolta i ragazzi non svolgono attività programmate e progettate con la stessa attenzione con cui va programmata un’ora curriculare. I docenti, per quelle ore, sono pagati direttamente dallo Stato e non pesano sulle casse della scuola. L’anello più debole è la scuola media”. Non solo: se le segnalazioni sono tante, le azioni più nette non esistono, almeno in Liguria. “Le famiglie ci contattano, denunciano i propri casi, ma poi, quando spieghiamo come procedere, con il nostro supporto, e sprogere denuncia si ferma tutto: lo strapotere dei dirigenti fa ancora più paura e nessuno vuole esporre il proprio figlio”.
La lettera che il Comitato nazionale Scuola e Costituzione ha come obiettivo fare pressione sui vertici dell’organizzazione scolastica regionale e provinciale – e prima ancora, sul Miur: “Auspichiamo che dagli uffici scolastici provinciali e regionali partano comunicazioni ai dirigenti scolastici, in cui si richiamino a rispettare e a garantire i diritti di tutti gli studenti”, aggiunge Viviano.

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