Olga, la studentessa simbolo che rischia il carcere in Russia: “Ma io vado avanti”

Ai domiciliari da nove mesi per un manifesto, possono darle 3 anni per teppismo. Nel 2019 si è inginocchiata davanti agli agenti leggendo la Costituzione

Ai domiciliari da nove mesi per un manifesto, possono darle 3 anni per teppismo. Nel 2019 si è inginocchiata davanti agli agenti leggendo la Costituzione

Adesso è ai domiciliari, ma rischia tre anni di galera Olga Misik. Aveva diciassette anni nel 2019, quando durante le proteste nella calda estate russa si inginocchiò davanti allo schieramento di agenti in assetto antisommossa e iniziò a leggere la Costituzione.

PERSEGUITATA

La studentessa, che va all’Università e studia giornalismo, divenne così il simbolo della resistenza pacifica, ma adesso che è maggiorenne è perseguitata per motivi politici come l’ha riconosciuta Memorial, ong fondata dal premio Nobel per la pace Andrej Sakharov.

LE ACCUSE

L’accusano di vandalismo per aver affisso un poster, da nove mesi non può uscire di casa e adesso potrebbero condannarla a tre anni di reclusione. “Sono sotto processo per le mie opinioni e la volontà di difenderle”, ha detto a Repubblica, a cui ha scritto nonostante il divieto di comunicare all’esterno. Un modo per far sentire la sua voce. Non può studiare, non può avere contatti, parlare col fidanzato.

LA STORIA

Al quotidiano racconta la sua storia, dice di aver incollato lo scorso agosto un manifesto davanti all’ufficio del procuratore generale per protestare contro la condanna bei confronti degli attivisti di “Nuova Grandezza”, dai quattro anni di libertà vigilata ai sette di carcere con l’accusa di estremismo. “Sopra avevo scritto il nostro sangue è sulle vostre mani. Volevo solo protestare contro una persecuzione ingiusta”. ma le hanno riconosciuto l’intento teppista, presentando un conto danni che servirebbe a farla condannare. Tremila rubli di “danni inventati”.

AVANTI NONOSTANTE TUTTO

Condanna che ora si aspetta. “In Russia la giustizia non esiste, il giudice si schiererà con il pm”. La motivazione secondo lei sta nel fatto che “la Russia non vuole cittadini che hanno opinioni”. Dice che le prove sono state falsificate e che “il mio è un processo commissionato per motivi politici”.
Durante la detenzione ai domiciliari “sono stata travolta da un senso di disperazione e ingiustizia”. Sostiene che la sua protesta va avanti perché “è difficile pensare allo studio o al divertimento quando non ti senti al sicuro. Per me il bene pubblico, i diritti e le libertà hanno sempre la precedenza sulle questioni personali”. Il timore di non poter cambiare le cose, la determinazione a farlo. “Ho completamente perso la speranza, non so come si possa salvare la situazione, ma non intendo fermarmi, non mi importa quanto sia dura”.

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