Odontoiatria: studenti alla seconda prova

Seconda giornata della corsa ai test: 3 settembre 2010: prova di Odontoiatria. Gli studenti, sono in gran parte reduci della prova di Medicina.

Seconda giornata della corsa ai test: 3 settembre 2010: prova di Odontoiatria. Gli studenti che aspettano di fronte alla aule di Economia della Sapienza, sono in gran parte reduci della prova di Medicina. La prova d’ammissione verte su 80 quesiti formulati, distinti in 40 quesiti di cultura generale e ragionamento logico, 18 di biologia, 11 di chimica, e 11 di fisica e matematica.
“Proviamo tre o quattro facoltà dell’ambito sanitario, tentando un percorso medico-scientifico”. Per molti, la prima opzione, rimane Medicina. Non vivono bene “l’incertezza accademica” come la definisce una giovane ragazza, fresca di maturità che si trova, come tutti i suoi coetanei, a dover gestire la “multidisciplinarietà” universitaria.
“Già demotivati dalla precarietà professionale- chiedi al medico e te ne sconsiglia la carriera, chiedi all’avvocato e te ne sconsiglia la carriera- come è possibile che dobbiamo affrontare anche il limbo della scelta formativa, un percorso ad ostacoli, a volte, senza una meta”. Una studentessa che ha appena concluso la scuola media superiore, ha passato a febbraio 2010 il test della Bocconi a Milano e ora ha passato il test di Medicina presso l’Università Campus biomedico di Roma. Oggi avrebbe avuto la prova orale, ma ci ha rinunciato per la carta Odontoiatria, sospinta anche dal papà dentista.
Le testimonianze sono molteplici, ma sembra di ascoltare sempre la stessa persona, un coro unanime di perplessità rispetto alla modalità di selezione dei test. Unanimi nell’affermare che la vera selezione, sia quella naturale, propongono lo sbarramento al secondo anno e un biennio di esami propedeutici per la continuazione della carriera.
“Domande ad interpretazione, biologia medica e non biologia generale sono i quesiti che ci troviamo a superare” ci dice una studentessa che si sente derisa da una valutazione che valutazione non è. “Dove sono le domande di motivazione per carriere in cui le doti personali e caratteriali sono fondative della professione stessa” si interroga un giovane neodiplomato che da quando ha dieci anni ha deciso di dedicare la sua professione all’ambito sanitario.
Con i manuali di studio sotto il braccio e il pallore sul viso che denuncia un’estate poco solare un giovane si chiede perché un avvocato o un ingegnere possono accedere alla professione, mentre un medico, un odontoiatria, un logopedista deve affidare il proprio destino alla “selezione delle crocette”, come viene ormai definita tra i ragazzi.
Molti gli studenti iscritti a facoltà quali Biotecnolgie, Biologia e Farmacia, o “articolisti”, iscritti ad altre facoltà che sostengono gli esami a Medicina e Odontoiatria in attesa del punteggio giusto che gli permetta di accedere al percorso formativo di loro principale interesse.
Rispetto alla prova di Medicina, una differenza sostanziale è nella provenienza dei ragazzi, la maggior parte dei presenti è del Lazio.
Un giovane che ha già sostenuto due esami a Medicina ci chiede di rivolgere un quesito ai nostri governanti: “Su cosa si basa il criterio di valutazione?”
Ai presenti l’ardua sentenza, motivo di analisi e di riflessione sulla validità di selezione tramite dei questionari, spesso non in linea con la preparazione liceale.
Amanda Coccetti

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