Ocse-Pisa: insegnanti al 72° posto su tecnologia. ROARS: "Giappone ultimo e Kazhakistan 5°, carta straccia"

La prima studentessa che inizia il colloquio alla scuola Colombatto, Torino, 17 giugno 2020. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

“La classifica Ocse si basa sull’opinione dei dirigenti scolastici che da Filippine 3° mentre il Giappone è ultimo al 79esimo posto, carta straccia insomma”. La denuncia dei docenti universitari e ricercatori italiani al controverso rapporto Ocse-Pisa. Il Programma pubblico internazionale che si occupa di verificare lo stato dell’arte dell’educazione scolastica nel mondo spiega che gli studenti italiani hanno ricevuto sapere a distanza nella media con quello dei 79 Paesi (industrializzati e no) presi in considerazione, ma che, invece, i docenti italiani hanno un serio ritardo sul mezzo digitale, sulle lezioni da impartire, sulla loro capacità di cambiare didattica nel momenti in cui si passa dalla presenza in classe al remoto (la stanza dei loro alunni).

Il Covid, dice Ocse-Pisa, ha raggiunto oltre 140 nazioni (i siti di controllo quotidiano del contagio ne contano 215) e la risposta alla pandemia è stata, per molti governi, la chiusura delle scuole. L’impostazione dell’istituto è questa: la didattica a distanza offre opportunità inedite alla diffusione e all’apprendimento della scienza, “la tecnologia può consentire a insegnanti e studenti di accedere a materiali specialistici ben oltre i libri di testo, materiali che ci insegnano non solo la scienza, ma possono simultaneamente osservare il modo in cui studiamo e impariamo la scienza”. Servono, per tutto questo, “insegnanti brillanti”. I dati, che sono quelli dell’indagine 2018 e si riferiscono a una platea di ragazzi di 15 anni (da noi frequentano la seconda superiore), dicono che sulla preparazione digitale c’è un grande lavoro da fare. A fronte di un solo studente su nove che a quell’età sa distinguere i fatti dalle opinioni, c’è ancora bisogno di una guida salda al vertice della classe: l’insegnante.

Secondo i rilevamenti, che sono affidati in tutti i Paesi ai giudizi dei dirigenti scolastici, l’Italia è al 72° posto (su 79) per le competenze tecnologiche dei propri insegnanti. Metà esatta del corpo docente (che è formato da ottocentomila tra maestri e professori) le ha, metà non le ha. Non c’è differenza, di fronte a questa domanda, tra scuole svantaggiate o avvantaggiate. La media Ocse (36 Paesi industrializzati dei 79 presi in considerazione) è vicina al 65 per cento. Diversi Paesi europei – Germania, Francia e Spagna, in ordine – sono al di sotto di questa media, ma hanno comunque risultati migliori dell’Italia. Guida la classifica di “percezione” (la percezione dei presidi) la Cina, dove il 92 per cento dei docenti ha sufficienti competenze digitali da trasferire ai discenti. I Paesi dell’Estremo Oriente guidano il ranking e hanno risposte di alto livello anche diversi dell’Est Europa. Sotto l’Italia, 72esima appunto, ci sono tra gli altri la Finlandia, considerata da sempre una delle nazioni con la migliore scuola al mondo e, ultimo, il Giappone.  

Studenti rientrano a scuola per la Maturità 2020

L’Italia è al di sotto della media Ocse, ma qui non in maniera forte, nella voce “tempo a disposizione degli insegnanti per preparare lezioni digitali”: siamo 57esimi e il blocco docente che riesce in questo compito non raggiunge il 60 per cento. Nonostante il ritardo, i dirigenti italiani ritengono che, tutto sommato, maestri e professori del nostro Paese abbiano “risorse professionali efficaci per imparare ad utilizzare i dispositivi digitali”. Ne è convinto il 75 per cento dei presidi (siamo al 25° posto). I docenti italiani sono vicini alla media Ocse, inoltre, per gli incentivi a disposizione per integrare i dispositivi digitali. E alla domanda se l’Italia dispone di personale tecnico qualificato, riprecipitiamo nelle zone basse dei grafici dell’indagine: sessantesimi, con l’asticella appena sopra il 40 per cento. 

Questa situazione di ritardo tecnologico della docenza avviene mentre, parallelamente, gli studenti, in questo caso quindicenni, hanno computer nel loro corredo (il 90 per cento), dispongono nella media di posti tranquilli dove studiare (oltre il 90 per cento), hanno connessione (sfiorano il 100 per cento). L’analisi è di questi giorni, ma si basa su dati di due anni fa. E’ certo che l’obbligo di clausura trimestrale per i nostri ragazzi abbia spinto in avanti, per necessità, le competenze e le qualità digitali dei docenti italiani. Si avverte adesso, con l’emergenza che si va spegnendo, la necessità di un lavoro più strutturale in questo campo.

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