Ocse, in Italia parità retributiva di genere lontana

Le donne laureate del Bel Paese guadagnano circa il 30% in meno dei laureati maschi, mentre quelle con un diploma il 20% in meno. Sono i dati dell’ultimo rapporto dell’Ocse.

Ancora una volta è stato certificato dall’Ocse che in Italia non c’è parità di genere: le donne guadagnano meno degli uomini. E ancora una volta la forbice maggiore – meno trenta percento – riguarda le più istruite, in possesso di diploma di laurea o titolo superiore. E il covid ha inasprito tale problematica. Messa: “Divari sui quali, con fondi nazionali e soprattutto con gli investimenti e le riforme previste dal Pnrr, stiamo intervenendo – afferma la ministra dell’Università – l’intera società, partendo dal mondo del lavoro, che deve decidere di invertire rotta e dimostrare, anche sotto il profilo economico dei salari medi offerti alle donne, che riconosce il valore della loro formazione”

Education at Glance” del 2021 sottolinea che in quasi tutti gli Stati membri dell’Organizzazione le donne tra i 25 e i 64 anni guadagnano meno dei colleghi maschi. In media, una donna guadagna il 76-78% dello stipendio di uomo. E l’Italia non è un’eccezione riguardo la parità di genere: il gender pay gap varia a seconda del livello di istruzione, le laureate guadagnano circa il 30% in meno dei laureati e chi ha un diploma di scuola secondaria superiore circa il 20% in meno.

Cambia, ma in peggio, se si guarda il livello di occupazione. Solo il 30% delle donne tra i 25 e i 34 anni con un livello di istruzione secondaria più basso rispetto a quello superiore risultava occupata, contro il 64% degli uomini. Proprio in questa fascia l’Italia va al di sotto della media dei Paesi Ocse, dove risultano impiegati il 69% degli uomini e il 43% delle donne.

Senza contare poi le discipline Stem (scienza, tecnologia, ingengeria e matematica). In media, nel 2019, solo il 26% dei neoassunti nel campo dell’ingegneria, produzione e costruzione erano donne: una percentuale che scende al 20% nei settori dell’informazione e comunicazione tecnologica. In Italia si parla rispettivamente del 27% e del 14%. Al contrario, le donne sono state il 92% delle new entry nel campo dell’Istruzione: la media Ocse è del 30% di uomini in questo ambito, quella italiana è più bassa, solo del 23%.

Un altro dato che emerge dal nuovo rapporto Ocse è quello che riguarda le persone che non sono impegnate né nello studio, né nel lavoro o nella formazione. I cosiddetti Neet. Rispetto ai giovani adulti nativi tra i 15 e i 29 anni, hanno molta più probabilità di far parte di questo gruppo le persone nate all’estero ed immigrate poi nel nostro Paese: la media Ocse è del 18,8% dei nati all’estero e del 13,7% degli adulti nativi.

Secondo Antonello Giannelli, presidente dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi): “I fondi destinati all’istruzione sono ancora troppo pochi e nella maggior parte destinati alla retribuzione del personale. E l’investimento per permettere alla ragazze di studiare le materie Stem decresce man mano che il livello di istruzione sale. Abbiamo la possibilità di intervenire grazie al Pnrr anche su questi aspetti, senza dimenticare la riqualifica degli edifici scolastici; secondo l’Istat meno di una scuola su tre è costruita con criteri di accessibilità”.

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