Medici contro la Dad: “Non sappiamo a chi lasciare i figli”

Una professione quella del medico sempre più al femminile: considerando i medici con meno di 65 anni, il 54% è donna

I medici contro la Dad: “Si chiede al personale sanitario italiano, sfiancato da un anno di emergenza, di farsi carico di nuovo e a tempo indeterminato della gestione dei propri figli in ambito extrascolastico, mantenendo contemporaneamente il proprio ruolo in trincea”, afferma Monica Bettonagli, dirigente medico del pronto soccorso alla Fondazione Poliambulanza Brescia.

Lo sfogo della dottoressa in una lettera inviata al Sole 24 Ore arriva da un’area di nuovo martoriata dal Covid, che con la terza ondata sta mettendo in ginocchio gli ospedali. Proprio a Brscia nella giornata di venerdì 5 marzo erano 401 i posti letto occupati: l’8 marzo sono 431 i pazienti ricoverati, di cui 35 in terapia intensiva. «Il tasso di saturazione in terapia intensiva (che nel resto della Lombardia è del 40%) si è assestato da circa 5 giorni ad oltre il 90%, nonostante la regolare apertura di nuovi posti» fa sapere la direzione del Civile.

“Scrivo anche a nome di numerosi colleghi, sia dell’ente per cui lavoro che di enti pubblici, con i quali in questi giorni condividiamo l’enorme pressione che deriva dall’aumento dei pazienti Covid richiedenti le nostre cure – spiega Monica Bettonagli – e le difficoltà organizzative derivanti da una serie di decreti, ministeriali e regionali, che di fatto hanno portato alla chiusura della porta aperta dalla nota del ministero dell’Istruzione del 5 novembre 2020. La contraddizione di queste disposizioni è sin troppo evidente soprattutto considerando che in diversi i Paesi europei, la scuola in presenza per i figli degli operatori sanitari non è mai stata interrotta.Si aggiunga che, trovandoci in condizioni di emergenza, non è neppure pensabile di usufruire di congedi parentali che metterebbero in ginocchio il sistema sanitario tutto”

“In questi giorni eravamo riusciti a far tenere aperte le materne e gli asili, ora invece ci crolla tutto addosso – chiarisce Bettonagli -. Non sappiamo davvero a chi lasciare i nostri figli, anche perché chi viene a fare la babysitter nelle nostre case? Non riusciamo proprio a trovarle”. Una professione quella del medico sempre più al femminile: considerando i medici con meno di 65 anni, il 54% è donna. E la percentuale sale rapidamente al calare dell’età: le dottoresse sono il 57% dei medici sotto i 60 anni, il 60% tra gli under 50. Nella fascia d’età dai 40 ai 44 anni, in particolare, quasi 2 medici su 3, e precisamente il 64%, sono donne.

Il 7 marzo arriva il dietrofront: una nuova circolare del ministero dell’Istruzione chiariva che nelle zone rosse (o arancione rafforzato) sono «sospese le attività dei servizi educativi dell’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza». E che, alla regola, ci sono solo tre eccezioni: l’uso di laboratori, alunni disabili, studenti con bisogni educativi speciali (Bes). Nessuna menzione per i figli dei sanitari. Tanto che alcune Regioni, in primis la Lombardia e il Piemonte, hanno già emanato circolari che li escludono esplicitamente dalla possibilità di usufruire della didattica in presenza.

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