L’Università del Piemonte Orientale impegnata su più fronti nella lotta contro il coronavirus

Professori, studenti, tecnici. Tutti all’Università del Piemonte Orientale si stanno impegnando per aiutare e dare una mano, ognuno secondo possibilità, in questa situazione di emergenza. Molti hanno partecipato alla raccolta fondi per gli ospedali di Alessandria (e delle altre due città, Novara e Vercelli), i tecnici si stanno occupando del dietro le quinte delle lauree online e della burocrazia. Che non si ferma. Come le lezioni, che continuano grazie all’impegno dei docenti.

Alcuni professori, invece, sono in prima linea per combattere, negli ospedali e non solo, la malattia. Si stanno portando infatti avanti tre importanti incarichi, in accordo con la Regione e l’Unità di crisi: la produzione di reagenti, l’impiego sperimentale del Tocilizumab, la certificazione dei dispositivi di protezione.

«Come è noto, c’è carenza di tamponi, lo strumento che consente di prelevare cellule superficiali nella mucosa del naso e della bocca per verificare la presenza del virus – spiegano dall’ateneo -: non mancano gli oggetti in sé, ma i reagenti che consentono l’analisi del Rna virale. La Regione ha chiesto all’Upo e all’Università di Torino di effettuare i test sui tamponi in modo autonomo, utilizzando la metodologia PCcr real-time già in uso da tempo per altre indagini di ricerca». L’Upo si è messa subito in azione e il Centro di Ricerca Traslazionale sulle Malattie Autoimmuni e Allergiche, sotto la guida dei professori Claudio Santoro, Marisa Gariglio e Umberto Dianzani, affronterà la produzione dei reagenti.

Sul Tocilizumab, sottolineano: «La polmonite causata dal Covid-19 provoca, in una minoranza di soggetti, una reazione infiammatoria violenta in cui sarebbe coinvolta l’Interleuchina 6, una sostanza rilasciata dalle cellule responsabili dei meccanismi che regolano l’immunità. Questa infiammazione sarebbe responsabile del grave stato di compromissione dei polmoni che determina spesso la necessità di intubazione. Il farmaco biologico Tocilizumab, normalmente utilizzato per curare l’artrite reumatoide, è un potente inibitore dell’Interleuchina 6. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato l’Aou Maggiore di Carità di Novara alla sperimentazione con questo farmaco, coordinata dal professor Pier Paolo Sainaghi, docente di Medicina interna dell’ateneo. Il farmaco è già stato somministrato a 4 pazienti che sono attualmente in terapia semi-intensiva ed intensiva”.

Si stanno esaurendo le scorte di mascherine di protezione. Le producono, ma serve la certificazione. «Alcune aziende locali, che avevano dismesso la produzione, l’hanno ripresa e avrebbero pronti i prodotti, che tuttavia non dispongono della certificazione europea che ne autorizza l’utilizzo in ambiente sanitario. Una task force delle università piemontesi, tra cui Upo, confortata dalle Linee guida del ministero, sta lavorando per fornire prove di equipollenza di questi materiali con quelli certificati e quindi autorizzarne l’uso. Il responsabile delle indagini su questi materiali è il professor Michele Laus».

lastampa

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