Dalle università 400 rinforzi a ospedali

Una corsia dell’Ospedale Molinette, Torino, 23 novembre 2018.ANìì ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Gli ospedali sardi cercano personale per combattere contro l’emergenza coronavirus. E le Università di Sassari e Cagliari stanno già fornendo i primi rinforzi: entro aprile tra neolaureati in medicina, specializzandi e laureandi in scienze infermieristiche gli arruolati dovrebbero arrivare intorno a quota quattrocento. Ma anche maggio potrebbe rafforzare ulteriormente il plotone: con le nuove sessioni di laurea l’obiettivo è quello di arrivare a quota cinquecento. Sarà anche un gioco di incastri con i nuovi arrivati, soprattutto quelli senza competenze che in questo momento sono richiesti in prima linea, che passeranno dalla medicina generale trasferendo sul fronte gli specialisti già rodati da anni di professione.

Per gli infermieri in arrivo quaranta neo laureati tra Cagliari e Sassari: la tesi sarà discussa ad aprile, verosimilmente attraverso strumenti telematici: lo stop alle lezioni e agli esami in presenza è sino al 3 aprile, ma è attesa da un giorno all’altro una proroga. Complessivamente gli specializzandi del terzo e quarto anno di Medicina a Cagliari e Sassari pronti a sbarcare in corsia sono circa trecento. In realtà sei sono già operativi, mentre il resto del gruppo sta attendendo disposizioni per lo smistamento nei centri di riferimento della lotta al Covid 19 e negli altri ospedali.

Particolarmente gradite lauree e competenze nei campi immediatamente più utili nella guerra al coronavirus: anestetica e rianimazione, malattie infettive, medicina interna, pneumatologia.

Per quanto riguarda i laureati gli ospedali possono già pescare a Cagliari dai quaranta neodottori che hanno discusso la tesi a febbraio. Per gli altri occorrerà aspettare i prossimi esami a maggio. Da Sassari si attende il via libera per trentasei neolaureati che passeranno a fine mese dai libri agli ospedali dopo l’esame conclusivo del corso di studi. Da stimare ancora il numero dei medici che hanno lasciato la professione per raggiunti limiti d’età ma che potrebbero tornare in campo per dare una mano nella lotta al virus. Non si sta parlando di grandi cifre, ma il sistema sanitario sardo conta molto anche sulla loro esperienza. 

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