Londra contro le “lauree Topolino” che difficilmente permettono di trovare un lavoro remunerativo

Il governo inglese valuta di chiudere l’accesso all’università a chi non prende almeno la sufficienza in matematica al diploma: “Meglio un percorso professionalizzante che indebitarsi per una laurea che costa come Oxford e non da sicurezza lavorativa”

Il governo britannico prepara la stretta contro le “lauree Topolino”, come le hanno chiamate: quei corsi universitari che non sfociano in carriere adeguate e tantomeno in prospettive di guadagno soddisfacenti. In futuro gli atenei, quando pubblicizzano un percorso di laurea, dovranno pubblicare le relative statistiche occupazionali: e si pensa anche di introdurre criteri generali più stretti per l’accesso all’educazione universitaria.

Per capire il senso degli interventi del governo di Londra, va spiegata la peculiarità del sistema inglese. Oltremanica una laurea costa 9.250 sterline l’anno (circa 11 mila euro), cui vanno sommate le spese per alloggio e vitto, poiché la stragrande maggioranza dei giovani britannici non frequenta l’università più vicina a casa, ma opta per un ateneo distante anche per conquistare la propria autonomia. Quasi tutti gli studenti (il 95%) finanziano i propri studi ricorrendo al prestito governativo, che viene rimborsato una volta che si comincia a lavorare (e si supera una certa soglia di reddito): in media dunque un giovane britannico arriva alla laurea gravato da un debito di 50 mila sterline (circa 60 mila euro). Tutto questo ha senso se il titolo accademico conquistato a caro prezzo sfocia poi in una carriera remunerativa: altrimenti si tratta di un pessimo investimento.

“Lauree Topolino” non remunerative

E infatti se si frequenta un’università di serie C, magari seguendo un corso in “film studies” o simili, che offrono scarsi sbocchi occupazionali, ci si ritrova praticamente truffati. Per di più, molti “laureati di Topolino” che finiscono a fare lavori a basso reddito non rimborsano mai il loro debito (che viene cancellato dopo 30 anni): e dunque il costo della loro laurea farlocca finisce per ricadere sulla platea dei contribuenti.

Il problema si è acuito in questi ultimi anni perché ormai in Gran Bretagna il 50% dei giovani va all’università: ma il mercato del lavoro non è in grado di offrire sbocchi adeguati a così tanti laureati. Quindi si crea un doppio sistema: chi esce da una università prestigiosa – Oxbridge o Russell Group, per entrare nelle quali occorrono voti altissimi alla maturità – ha la carriera pressoché garantita, mentre gli altri vanno a ricoprire mansioni dequalificate. Ma il paradosso è che le università, che siano di serie A o di serie C, hanno tutte lo stesso costo. Dunque l’obiettivo del governo britannico è prosciugare le “lauree di Topolino” e indirizzare invece più giovani verso l’educazione tecnica e professionale: con questo intento stanno anche pensando di introdurre la soglia minima della sufficienza in matematica al GCSE (l’esame che si fa a 16 anni) per poter accedere all’istruzione universitaria.

L’opposizione

E’ una proposta che non trova tutti d’accordo, dato che non si capisce perché si debba avere la sufficienza in matematica per studiare magari Lettere: ma è comunque un tentativo di scremare quanti farebbero meglio a indirizzarsi verso un percorso alternativo all’università. “I giovani non dovrebbero sentirsi obbligati ad andare all’università – dicono dal governo -. Ciò che dobbiamo ottenere è che per i ragazzi e i genitori che hanno aspirazioni, seguire un percorso professionale divenga altrettanto prestigioso che seguire un percorso accademico”.

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